"The moon in the pòz", dialetto e inglese si fondono per riscoprire le origini e guardare al futuro

Un progetto che prevede l’ascolto di storie e poesie, sia in dialetto che in lingua inglese ma anche ricette tipiche e degustazioni

L'operatrice culturale Manuela Gori

Dialetto e inglese opposti come possono esserlo la lingua “di casa” e la lingua “del mondo”: ma coesistenti nell’uso e nella formazione culturale. Il concetto che vede la valorizzazione di due lingue che apparentemente sembrano così diverse l'una dall'altra è alla base del progetto "The moon in te pòz" che è in corso al Quartiere Rubicone attraverso l'associazione Dante Alighieri ed è stato messo a punto da Manuela Gori, operatrice culturale. Il progetto sarà sviluppato in una serie di incontri (2 ore circa) a cadenza mensile caratterizzati da argomenti di particolare interesse che verranno proposti con interventi di lettori dialettali e madrelingua inglese. Si prevede l’ascolto di storie e poesie, sia in dialetto che in lingua inglese, la presentazione di libri e ricette tipiche, con degustazioni sia di cibi che di vini della grande tradizione passata e presente della nostra Terra di Romagna. Il prossimo appuntamento è lunedì 19 novembre, poi si passerà a lunedì 17 dicembre, giovedì 3 gennaio e lunedì 11 febbraio. 

"I nostri ragazzi non parlano più il dialetto"

"Negli ultimi anni chi ha frequentato l'ambiente scolastico - spiega Manuela Gori - avrà avuto modo di notare che i nostri bambini e ancor più i ragazzi non parlano più il dialetto. Non lo parlano mai nelle classi ma neppure nei corridoi e nei cortili delle scuole e nemmeno nelle loro case perché non lo parlano i loro genitori e ormai neanche i nonni. Il nostro dialetto, il romagnolo, sta praticamente scomparendo nell’uso quotidiano, passando in un lento ma inesorabile dimenticatoio. Stessa cosa non accade nelle altre regioni, dal Veneto alle regioni del sud) dove tuttora si parla, soprattutto nel tempo libero, in dialetto. Visto da questa prospettiva, quindi, - continua Manuela Gori -  il dialetto appare importante e fondamentale per mantenere una conoscenza e una competenza che può solo arricchire il bagaglio culturale e l’apertura mentale di ogni persona. Inoltre, in quanto riconoscibile come lingua “di casa”, può favorire un’accoglienza e un’accettazione migliore di tutte le altre lingue e culture. Avere una lingua e tradizioni famigliari diverse non divide ma “unisce” in una ricca diversità e unicità".

"Di controcanto l'inglese è diventata la lingua della comunicazione internazionale, del commercio e del turismo: la lingua del mondo e di chi gira il mondo. In quanto tale è promossa e proposta a bambini, ragazzi ed adulti come “immancabile” componente formativa nell’educazione, nel lavoro e nelle relazioni - aggiunge -. Ma solo chi sa da dove viene può scegliere dove andare per poi eventualmente tornare, compiendo in modo veramente completo il suo percorso formativo di individuo con identità certa e riconoscibile. Ecco perché, per noi, dialetto e inglese hanno qualcosa che le accomuna. Sono complementari e vanno conosciute entrambe. Dalle radici alle foglie...". Lunedì sarà una serata spettacolo (aperta a tutti) con Loris Martelli. Dialetto, un tocco d'inglese...qualche nota musicale. Poi una spruzzata d'arte e qualche assaggio di vini e castagne arrosto. Del resto "A sem di rumagnul, an se putem scurdè!"

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