Martellate in testa alla moglie dopo trent'anni di matrimonio: marito violento resta in carcere

Lui e lei sono sposati da oltre trent'anni, giunti dall'Albania diversi decenni fa in Italia e residenti a Montiano. L'aggressore prima di quest'episodio era sostanzialmente incensurato

Resterà in carcere con l'accusa di tentato omicidio e maltrattamenti. E' quanto ha disposto il giudice Monica Galassi sciogliendo la sua riserva, dopo aver sentito in carcere l'uomo di 59 anni che lunedì mattina ha aggredito la moglie di una decina di anni più giovane a colpi di martello, provocandole ferite alla testa e fratture ad un dito e alle costole. L'arresto da parte delle forze dell'ordine è stato ovviamente convalidato. D'altra parte lo stesso aggressore non ha negato sostanzialmente la sua responsabilità, né ha tentato fughe o l'occultamento del martello insanguinato. Nell'udienza di convalida di mercoledì pomeriggio ha spiegato di aver avuto un momento di “buio mentale” da cui si è ripreso, rabbrividendo, solo quando ha visto il martello sporco di sangue.

Lunedì mattina intorno alle 9 è avvenuta l'aggressione. Lui e lei sono sposati da oltre trent'anni, giunti dall'Albania diversi decenni fa in Italia e residenti a Montiano. L'aggressore prima di quest'episodio era sostanzialmente incensurato e lavorava come artigiano carpentiere. Ultimamente non aveva molto lavoro, tanto che aveva anche avvisato il sindaco del piccolo borgo cesenate se caso mai fosse venuto a conoscenza di persone che avevano necessità di lavori edili. Da qualche tempo, secondo quanto avrebbe raccontato, provava una gelosia crescente nei confronti di un vicino di casa, a quanto sembra in fase di separazione, e si era fatto l'idea che la moglie potesse avere delle “simpatie”. Nulla sul punto è stato appurato e comunque niente di tutto questo giustifica l'impeto di rabbia che l'ha portato ad impugnare un martello e a colpirla in testa fino a quando un residente in zona non ha prestato soccorso alla vittima, offrendole rifugio. 

Portata al pronto soccorso del Bufalini è stata curata e la prognosi, grave, è stata sciolta in 40 giorni per la guarigione. Il marito, 59 anni, difeso dall'avvocato Mattea Mandara, è stato quindi subito arrestato e portato in carcere, con le gravi imputazioni indicate. Per il momento resterà in carcere, anche perché l'unico “tetto” possibile, in caso di domiciliari, sarebbe quello coniugale e quindi di fatto a stretto contatto con la vittima. I figli della coppia vivono e studiano all'estero e pertanto nessuno di loro si può far carico del padre violento in attesa del processo. 

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