Tassa sul morto, l'Ausl: "Il caso non esiste, i tecnici sono al lavoro per evitarla"

“Sul tema dell’accoglienza delle salme e dei risvolti economici collegati, il gioco delle parti è ormai completo ed il tema si presta perfettamente ad ogni sorta di ironia accusatoria"

“Sul tema dell’accoglienza delle salme e dei risvolti economici collegati, il gioco delle parti è ormai completo ed il tema si presta perfettamente ad ogni sorta di ironia accusatoria contro una Ausl cieca e sorda orientata solo al profitto. Ma non permettiamo che passi una simile rappresentazione delle cose”: è quanto contenuto in una nota del direttore generale dell'Ausl Romagna Marcello Tonini. Il direttore interviene sulla vicenda della cosiddetta “tassa sul morto”, una sorta di ticket da 112 euro al giorno che, secondo quanto circolato nelle corrispondenze tra Ausl e Comuni, sarebbe da applicare per ogni giorno di permanenza di una salma in obitorio. Questo perché l'Ausl erogherebbe questo servizio, pur essendo per legge di competenza dei Comuni. Una proposta che i Comuni dell'Unione Valle del Savio hanno definito “improntata al profitto”.

Tuttavia la ricostruzione dell'Ausl è diversa e nella nota si spiega che “da molti mesi stiamo agendo proprio per giungere ad una conclusione condivisa da tutti i soggetti coinvolti (pubblici, convenzionati e privati) che definisca in modo unitario e armonico tutto l’universo delle problematiche legate a questa fase conclusiva della vita”. Ed ancora: “Il tema trattiamo discende infatti da una normativa nazionale rigorosa e non dall’intuizione di un’azienda sanitaria che, sembra banale ma occorre ribadirlo, non ha tra i suoi compiti quello d’imporre tassazioni”.

Ed ancora: “Dobbiamo far sapere che i soggetti prioritariamente coinvolti, come i Comuni, stanno dialogando con noi da tempo per adeguarsi ad una normativa che negli anni passati ciascuno ha tentato di conciliare nei rispettivi contesti in maniera difforme. È evidente che ogni tanto emergono scadenze burocratiche (protocolli, deliberazioni, ecc.) che, in base al principio d’equità tra tutti i territori della Romagna, fanno da spartiacque tra un prima e un dopo ma che, in una logica compositiva di coesione, stiamo tutti affrontando con rispetto reciproco. Al primo posto c’è sempre stata l’attenzione a non infierire sulle famiglie, che in momenti tristi si trovano anche a doversi occupare di costi “accessori”. E così sarà anche in seguito in quanto esistono anche per l’area del Cesenate le condizioni per giungere ad una forma di convenzionamento che risolverà la questione. Basta attendere i tempi tecnici”.

Il comunicato quindi attacca: “Purtroppo in questi tempi tristi alcune vigilissime sentinelle sono sempre pronte a garantirsi pretesti di visibilità a buon mercato. Altri hanno addirittura ipotizzato che in un tema così delicato e non certo così economicamente rilevante, l’A.USL pensasse di ripianare un deficit. Ripetiamo ancora che l’AUSL Romagna non ha deficit da ripianare. Nella speranza che si chiuda un dibattito tanto inutile quanto improprio siamo disponibili a riparlarne tra un paio di mesi su queste stesse colonne”.

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