Sedici anni fa un San Valentino tragico, il mito di Pantani non muore: sorgerà una nuova statua

Il prossimo 5 settembre verrà posizionata una gigantesca statua, di oltre 6 metri, a Plan di Montecampione, dove ipotecò il Giro del '98

Sono passati 16 anni da una fine ingloriosa che non ha scalfito minimamente il mito di Marco Pantani. Era la sera di San Valentino del 2004 quando il Pirata veniva trovato morto in un residence di Rimini, dove il campione si era rifugiato per sfuggire dai demoni che lo perseguitavano. Non solo Cesenatico ma tutta Italia non perde mai l'occasione per celebrare la leggenda del ciclismo, il ricordo di Marco è ancora vivissimo nei cuori della gente.

Ne è un esempio il fatto che il prossimo 5 settembre sarà il giorno in cui verrà posizionata la gigantesca statua, da oltre 6 metri, che a Plan di Montecampione, in provincia di Brescia, celebrerà Marco Pantani. L'opera sorgerà in un luogo simbolo, proprio dove il campione di Cesenatico ipotecò la vittoria al Giro d'Italia del 1998.

La parabola straordinaria del Pirata venne arrestata bruscamente quel maledetto 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, il suo ematocrito risultò del 51,9%, contro il 50% del limite massimo concesso. Cinque anni dopo Pantani troverà la morte in solitudine in un residence di Rimini, "per ingestione involontaria di cocaina", ha sentenziato la Cassazione nel 2017, versione mai accettata da mamma Tonina.

Marco Pantani ha avuto una fidanzata storica, Christina Jonsson, una relazione durata 7 anni, accanto a lui tra gioie e dolori, fino ad un anno prima della sua morte. Marco e Christina si incontrarono nell’inverno del 1995, in discoteca. Lei, di origine danesi, si trovava in Italia per fuggire da una difficile situazione familiare e per seguire i suoi sogni artistici. Lui era già Pantani anche se lei quasi non ne aveva sentito parlare. Un rapporto che andrà avanti tra alti e bassi fino agli anni più difficili del Pirata, quelli della cocaina.

Toccante la lettera della storica ex fidanzata del campione, che dopo anni di silenzio è tornata a parlare circa un mese fa sul settimanale Sportweek. "Senza il tuo esempio, senza averti conosciuto, senza aver sentito il tuo respiro non credo che sarei riuscita a superare il lutto e a rimettermi in sella. Se sono ancora viva è un miracolo perché la voglia di seguirti è stata forte. Molto forte. Ancora oggi salto appena vedo una tua foto. La tua ultima partenza. Ho provato a battermi per la vita, ero a terra come colpita da un fulmine. Ho dovuto fare come mi hai insegnato. Stringo i denti e pedalo. Lo faccio in omaggio a te e a quello che rappresenti per me".

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