"Rischio maggiore è la solitudine", un ventaglio di proposte per essere pronti alla longevità

Una serie di proposte concrete da presentare ai Comuni e alle varie associazioni per farsi trovare pronti, ad affrontare un progressivo invecchiamento della popolazione

Attualmente, in Italia, il 22% della popolazione è ultrasessantenne, ma nel 2050 si stima che una persona su tre avrà più di 65 anni. E in Emilia Romagna, grazie alle ottime condizioni di vita e a una genetica che aiuta, l'incidenza è anche superiore. Nella nostra regione, infatti, aumenta in particolare il numero degli ultraottantenni che oggi sono il 4% della popolazione, ma tra una trentina di anni potrebbero essere tra il 6 e il 7%.

A fare queste riflessioni è stato Arturo Zani segretario generale della Spi Cigl Cesena durante una conferenza stampa, indetta insieme a Carlo Sarpieri presidente Auser Cesena e Giancarlo Dallara della Caritas, in cui sono state elencate alcune proposte concrete da presentare ai Comuni e alle varie associazioni territoriali per farsi trovare pronti, negli anni a venire, ad affrontare un progressivo invecchiamento della popolazione.

"Un altro dato positivo - ha continuato Zani - è che il cittadino anziano oggi gode di buona salute e quindi è un cittadino in grado di partecipare attivamente alla vita della sua comunità e della sua città. Necessario quindi attivarsi per rendere fruibile una serie di servizi che può e deve utilizzare. Ma se la salute, il più delle volte non è un problema, il rischio maggiore è dato dal rischio solitudine. Le famiglie con almeno un anziano sono il 38%, le famiglie di soli anziani sono il 25,4 %, le famiglie unipersonali di anziani sono il 15,3 %. In un'indagine (indagine IRES dicembre 2013) fatta a Cesena il 30 % degli anziani hanno dichiarato di vivere soli, sono in prevalenza donne. La condizione demografica, quindi, pone la collettività di fronte a due aspetti: da un lato abbiamo una maggiore longevità dove la persona anziana necessita di vedersi coinvolto in attività orientate a incrementare consapevolezza e apprezzamento del proprio ruolo di persona anziana favorendo l’attivazione di spazi e occasioni di incontro e integrazione.

Dall’altro lato occorre prevedere il rischio dato dalle varie condizioni di fragilità e/o di non  autosufficienza per le quali è necessario attivare nuovi modelli di assistenza, che non si affidi alle sole reti parentali o a presidi sanitari".

Chiarito che la Persona Anziana è un soggetto attivo e partecipe della collettività non è possibile ignorare che, in alcune situazioni, è necessario agire e proporre.

Tra le proposte elaborate dal gruppo di lavoro (composto da Arturo Zani e Giovanna Madrigali -SPI CGIL Cesena- Carlo Sarpieri -AUSER Cesena- Giancarlo Dall’Ara -Caritas Cesena- Stefano Trebbi e Alessandro Capasso -CAAD Ausl Cesena- Livio Ceccarelli e Grazi Giulianelli -Associazione Paraplegici e Tetraplegici Emilia Romagna- Kristian Fabbri, Carlo Verona e Stefano Piraccini -Architetti-, Giancarlo Biasini, già Primario Ospedaliero) ci sono i seguenti punti: la predisposizione di misure finalizzate alla ricostruzione di reti Sociali e relazionali, favorendo interventi di prossimità e potenziando sistemi che privilegino la vicinanza (infermieri di zona/quartieri, segretariato sociale diffuso e coordinato, centri per l'incontro, l'aggregazione e la socializzazione, realizzazione delle Case della Salute nei comuni e nei macro quartieri di Cesena, ecc...) fungendo così da sentinelle del bisogno in grado di supplire alla famiglia là dove è venuta a mancare, o di sostenerla là dove si è indebolita e ricreando in questo modo un primo immediato sostegno relazionale; aumentare gli interventi e gli investimenti sulla “domiciliarità”: invecchiare a casa propria è un diritto che va garantito con una rete efficace di servizi sul territorio nel rispetto della persona in tutto l’arco della vita; fornire sostegno anche a coloro che prestano cura e assistenza agli anziani; i Comuni e le AUSL devono assicurare le competenze e le condizioni organizzative affinché il caregiver possa essere supportato nell’accesso alla rete (informazione, orientamento e affiancamento) e devono rendere disponibili operatori adeguatamente formati nell’ambito dello Sportello Sociale, punto unico di accesso sanitario e sociale e di servizi specifici.

Un altro aspetto, per l'appunto, è quello di chi fa assistenza. Fra gli interventi che le  amministrazioni comunali, le Unioni dei Comuni, i Distretti socio-sanitari o il terzo settore, devono provvedere a svolgere ci sono varie attività come quella di incentivare la lettura degli anziani, accompagnandoli in biblioteca, o prevedendo la presenza di libri nelle Residenze Sanitarie Assistenziali. Accompagnarli al cinema, al teatro, dal parrucchiere o a fare la spesa. "Diventerà sempre più necessario investire nelle Università della Terza Età - ha continuato Arturo Zani - anche attivando reti di insegnanti in pensione e moltiplicando e diffondendo le buone pratiche che già esistono: eseguire piccoli lavori di manutenzione gratuita e di servizi alla persona, in casa degli anziani in difficoltà, mobilitando anche artigiani pensionati o volontari con capacità manuali, facilitare l’incontro e la socializzazione dei caregiver; facilitare l’attività ginnica direttamente a casa degli anziani o accompagnandoli in palestra".

Un altro aspetto che è emerso dal gruppo di lavoro è che ci sono città o luoghi non molto inclusivi. "Da una indagine di alcuni anni fa svolta sulle attività commerciali del centro storico di Cesena - spiega Zani - venne messa in evidenza l’inacessibilità, completa o parziale, di circa il 90% dei negozi rilevati. Lo stesso dicasi per i ristoranti, pizzerie e bar dove la presenza di servizi igienici adeguati è estremamente limitata e spesso mal posizionata; oppure basti pensare alla quasi impossibile percorribilità del mercato di piazza del Popolo per le persone con disabilità motoria. Per favorire una maggiore inclusione e partecipazione degli spazi pubblici è importante che le Amministrazioni Comunali si dotino dei Piani PEBA (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche) da intendersi non solo come piano di rimozione delle barriere ma da vedersi in un’ottica più ampia come piano di manutenzione programmata; oppure che venga istituita una figura di “Disability Manager” ovvero di un responsabile dell’inclusività urbana. Stesso discorso per la mobilità urbana ed extraurbana. Va data una risposta all’accessibilità dei mezzi pubblici di trasporto. Le problematiche riguardano due aspetti, l’adeguamento dei mezzi e l’adeguamento delle piazzole di fermata".

La domiciliarità deve diventare il fulcro dell’innovazione sociale verso la longevità e la fragilità, lavorando su residenze e servizi che consentono di combinare l’aspetto domiciliare con quello medico-sanitario, considerando come ultima opzione il percorso di ospedalizzazione o istituzionalizzazione. Per questo tipo di visione diventa importante il social housing come Abitare Collaborativo: l’anziano o la coppia di anziani che mettono a disposizione a persone giovani una camera o una parte di abitazione (Cesena è città universitaria). I giovani dedicheranno una parte del loro tempo alla compagnia degli anziani ed a piccoli lavori domestici. Non si tratta solo di una condivisione degli spazi ma anche di una arricchente esperienza di vita. Ma va benissimo anche il Co-Housing (abitare collettivo): costruzione, ristrutturazione e riqualificazione, da parte dei Comuni degli immobili gestiti da Acer, degli edifici di edilizia popolare verso soluzioni del tipo Co-Housing, nello stesso edificio o con diversi edifici che si affacciano sella stessa corte. Tale modalità permette di condividere parte dei servizi e delle risposte ai bisogni e promuove la socialità e le relazioni.

"In ultimo - ha chiuso Arturo Zani - chiediamo con forza un impegno della Conferenza Socio Sanitaria territoriale, e in particolare del Sindaco di Cesena, affinché la Casa della Salute di Cesena rientri in maniera prioritaria nel piano programmatico della nuova amministrazione e possa trovare la sua realizzazione al più presto nel territorio di Cesena. Va ridefinito il piano per la diffusione nei due distretti degli Ospedali di Comunità (OSCO) superando i limiti contenuti nel piano di riorganizzazione ospedaliera.

Sulla carta esistono 4 Case della Salute: Savignano sul Rubicone, Mercato Saraceno con Bagno di Romagna e Cesenatico che sono ancora lontane dall’essere pienamente realizzate, mentre quella di Gambettola è poco più di un assemblaggio di servizi già esistenti con attivo il solo percorso per i disturbi psichiatrici. A Cesena non c’è e non esiste ancora neanche il progetto: è ora di operare una svolta e di realizzarle tutte le Case della Salute previste dal piano della Regione Emilia-Romagna e impegnarsi perché venga prevista anche a Cesena. In mancanza di adeguati finanziamenti pubblici per finanziare o stimolare gli interventi esemplificati in tutti questi capitoli e proposte, si può prevedere anche una fiscalità di scopo per i servizi agli anziani".

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