Piazza Bufalini, l'architetto illustra il progetto: "Aumenterà più di tre volte l’area verde"

L'architetto illustra un po' di dati: "Il progetto di piazza Bufalini prevede di destinare a verde oltre 1000 metri quadrati contro i 300 metri quadrati di verde dello stato attuale"

Piazza Bufalini tornerà "alla sua vocazione più antica di giardino". Francesco Ceredi, architetto dello Studio Ceredi di Cesena, che si occupa insieme agli altri professionisti della progettazione dell’intervento di riqualificazione delle Tre Piazze, interviene così sul dibattito relativo all'eventuale abbattimento degli alberi davanti alla Biblioteca Malatestiana. "La volontà - chiarisce l'architetto - è quella di far conoscere meglio il nostro progetto, così da aggiungere preziosi elementi per inquadrare il problema nella sua reale complessità".

Illustra Ceredi: "Attualmente piazza Bufalini è poco più di una vasta distesa di ghiaia delimitata da grandi vasche perimetrali, che si elevano rispetto alla quota pavimentale della piazza. Le vasche sono parzialmente destinate a piantumazioni annuali e contengono un filare di Lecci allineati sul fronte di piazza Almerici. Presumibilmente la sistemazione di piazza Bufalini, così come la vediamo oggi, risale ai primi anni ‘60 quando venne demolito il palazzo Almerici (1961) che occupava la piazza omonima. Le automobili già allora stavano cominciando a occupare il grande vuoto urbano lasciato dalla demolizione, per non abbandonarlo più fino ai nostri giorni". piazza-bufalini-1962-2

"A noi pare quasi che le grandi vasche in quota e i loro lecci piantati a filare fossero stati concepiti come una barriera verde “a difesa” dell’invasione delle automobili - prosegue Ceredi -. Il progetto delle tre piazze si propone di eleminare totalmente i parcheggi di piazza Almerici, e con essi le automobili. In quest’ottica di riqualificazione, perseguiamo l’idea di un grande spazio pedonale unitario, continuo e fluido nella sua fruibilità. Dunque, a nostro parere, le aiuole attuali rappresentano un ingombrante limite fisico alla vivibilità delle piazze, nonché una barriera visiva al monumento della biblioteca".

Continua l'architetto: "Una ricerca più approfondita ci ha portato a risalire “il fiume” della storia fino agli ultimi anni dell’Ottocento. In questa fotografia databile intorno al 1893, piazza Bufalini ci appare come un rigoglioso giardino composto da ampie aiuole ellittiche con prato a raso e sentieri curvilinei. Sul fondo, a ridosso dell’abside di San Francesco, appare un folto boschetto. Al centro domina solenne il monumento del Bufalini".

Per l'ispirazionepiazza-bufalini-1892-2 del nuovo progetto, chiarisce Ceredi, "non ci ha certo entusiasmato il giardino degli anni ’60 giunto fino a noi, dove una fila di esili lecci si erge a difendere un umile piazzale di ghiaia dal desolante parcheggio di piazza Almerici. Al contrario sono state le immagini dei giardini Ottocenteschi con il loro disegno semplice e decoroso, e la loro folta presenza di verde, a ispirare la nostra progettazione. Consapevolmente abbiamo rifiutato l’eredità degli anni 60 ritenuta urbanisticamente incongrua, e abbiamo eretto a nostro riferimento un’idea più antica di questo spazio, cercando di trasportare dentro il nuovo progetto quelle atmosfere, coniugandole in un linguaggio contemporaneo".

"Così abbiamo concepito un progetto in cui piazza Bufalini, dopo decenni di ghiaia polverosa, torna alla sua vocazione più antica di giardino - prosegue -. Un giardino rigoglioso, caratterizzato da ampi spazi a prato, due folti boschetti laterali e ampie aiuole di arbusti. Un giardino aperto, senza barriere, che non vuole essere contemplato da fuori, al suo bordo, ma vuole anche essere calpestato, giocato, vissuto. Un giardino funzionale alla potente macchina prospettica che rivela la monumentale facciata della malatestiana".

L'architetto illustra un po' di dati: "Il progetto di piazza Bufalini prevede di destinare a verde oltre 1000 metri quadrati contro i 300 metri quadrati di verde dello stato attuale. Saranno piantati 25 alberi della specie arborea del Pyrus calleryana “Chanticleer” a formare i due piccoli boschi ai lati della Malatestiana. Questi alberi, più proporzionati al ristretto ambito di intervento, scandiranno il passare delle stagioni creando con il loro fogliame una fitta ombra estiva, alternata a splendide fioriture bianche primaverili e coloriture rossastre in autunno.  Il giardino poi si arricchirà di colori e profumi con spazi destinati ad arbusti da fiori, aromatiche e graminacee. Saranno piantati 351 piante di lavanda selvatica, 142 arbusti di Pennisetum alopecuroides, 61 arbusti di Miscanthus sinensis, 47 piante di Verbena bonariensis, 49 piante di edera e 54 piante di rosmarino. Infine saranno stesi 900 metri quadrati di prato, composto da una combinazione di di Festuca arundinacea e Poa pratensis che lo renderà robusto e resistente al caldo così che potrà essere calpestato e vissuto in maniera spontanea, magari per il gioco dei bimbi, una lettura sull’erba o un semplice momento di riposo e di stacco dagli studi".

"Aumentare più di tre volte l’area destinata a verde passando da 300 metri quadrati attuali a oltre 1000 metri quadrati, significa un
miglioramento ambientale ed ecologico importante - osserva l'architetto -. Il giardino nel suo insieme contribuirà a regolare gli effetti del microclima cittadino, regimando i picchi termici estivi ed aumentando il comfort urbano. Le specie arbustive, nel loro insieme, riusciranno a richiamare la fauna diventando un punto importante di riferimento in città. Questa in estrema sintesi è la nostra idea per il futuro di piazza Bufalini. Essa fa parte di un più ampio e articolato progetto sulle tre piazze intorno alla Malatestiana, vincitore del concorso del 2011, e già presentato ai cittadini nel 2012 e nel 2015. Intorno al destino delle alberature esistenti nulla è stato deciso e tanto è ancora da valutare. Il progetto è stato approvato nella sua fase preliminare, a breve sarà presentato il progetto definitivo, che a sua volta dovrà superare il severo vaglio della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Ravenna. Il lavoro che ci aspetta è ancora lungo, e questo dibattito in corso servirà per raccogliere preziosi spunti di riflessione".

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