Riparte l'alleanza imprese-credito, proprio nel momento più nero delle banche cesenati

In un momento in cui i dati sembrano indicare un ritorno positivo all'alleanza tra banca e impresa a livello locale si apre, però, il momento più drammatico delle banche locali cesenati

Dopo anni l’un contro gli altri armati finalmente migliora il rapporto tra banche e imprese locali. E’ quanto emerge da uno studio realizzato da Rete Pmi Romagna e Confartigianato Cesena. E’ in corso, insomma, una normalizzazione dei rapporti dopo le tensioni passate, complici però tre fattori: la grande disponibilità di denaro da parte delle banche, i bassissimi tassi di interesse e il fatto che gli anni di crisi hanno fatto una dolorosa selezione tra gli operatori economici, per cui esistono meno soggetti “non bancabili”. Questo però non significa che non ci sono più problemi.

RAPPORTO BANCHE-IMPRESE - Sintetizza l’indagine Vincenzo De Rosa, responsabile del Gruppo di lavoro Credito e Finanza, costituito congiuntamente fra Rete PMI Romagna e Confartigianato: “Le banche hanno disponibilità di capitali e stanno mettendo in  circolo la liquidità, tuttavia senza una ricerca spasmodica di fare impieghi con prestiti azzardati. Oggi c’è più attenzione e selezione del mondo bancario e il sistema si avvia a una certa stabilizzazione. Ne esce un quadro di sostanziale stabilità, in cui l’altro versante è rappresentato da imprese più solide. Prima le imprese chiedevano e le banche non rispondevano, ora è diverso: i tassi si sono abbassati (ma si sono alzati i livelli delle commissioni per recuperare marginalità) e le imprese sono in grado di fare investimenti,  riuscendo a spostare l’indebitamento al medio e lungo termine grazie a mutui più convenienti. C’è positività, ma mancano molte imprese all’appello, in particolare quelle dell’edilizia, che era il settore più impegnato con le banche prima della crisi. Per queste ultime è ancora difficile avere credito perché le banche lo considerano un settore a rischio”.

Per tirare le somme, sempre con De Rosa: “Il sistema è più stabile, le imprese sono migliorate, ma il quadro economico è stazionario, positivo per il basso costo del denaro e delle materie prime e per rapporti più professionali tra banche e imprese”. Ma, se per fortuna si è bloccata la spirale negativa degli anni più neri, è ancora presto per dire di essere fuori dalla crisi, che anzi continua a mordere e nella quale molte piccole e medie imprese continuano a vivere con i “vizi” dell’epoca pre-crisi: scarsa capitalizzazione e difficoltà di autovalutarsi finanziariamente e di accettare i meccanismi di rating, per cui quando affrontano il tema “rapporto con la banca” lo fanno ancora in modo più costoso e meno efficiente.

LA CRISI DELLE BANCHE CESENATI – Proprio in un momento in cui i dati sembrano indicare un ritorno positivo all’alleanza tra banca e impresa a livello locale si apre, però, il momento più drammatico delle banche locali cesenati. Si rischia di nuovo un ricaduta, a causa di una crisi degli istituti di credito che Cesena non ha mai visto prima in queste dimensioni, prima con il fallimento della banca di credito cooperativo “Banca Romagna Cooperativa”, poi assorbita da Banca Sviluppo, e poi con la crisi del principale istituto di credito cittadino, la Cassa di Risparmio, che solo grazie all’intervento del Fondo Interbancario è riuscita a ricapitalizzarsi per 280 milioni di euro, al costo però di aver trasferito per il 95% del potere decisionale fuori Cesena, annullando di conseguenza i piccoli azionisti e quelli storici, le Fondazioni bancarie, che diventano i piccoli azionisti di domani.

A riguardo c’è forte preoccupazione. Spiega il presidente di Pmi Romagna Luca Bettini: “La situazione bancaria cesenate è drammatica, la principale banca di riferimento sta vedendo ora la soluzione dei suoi problemi. Come comunità cesenate abbiamo pesantemente perso tutti, come imprese per fortuna ora troviamo un interlocutore adeguatamente capitalizzato”. Stefano Ruffilli, del gruppo di presidenza di Confartigianato è sulla stessa linea: “Siamo fortemente preoccupati per si evolverà questa situazione, di sicuro si allungherà la filiera del rapporto con le banche e per le attività più piccole questo preoccupa molto. Ci saranno delle ristrutturazioni anche per la riforma delle banche del credito cooperativo. Questo l’abbiamo visto anche a Forlì, dove pur rimanendo forte il radicamento locale della banca di riferimento, il rapporto con le piccole e medie imprese si è sfilacciato”.

Nell’indagine Rete PMI e Confartigianato hanno chiesto anche un giudizio sulla banca a cui si appoggiano gli imprenditori associati, ma a riguardo non diffondono i dati. “Possiamo solo dire che la classifica si è rivoluzionata, ci sono banche che non sono più nelle prime posizioni mentre, però, nonostante le vicissitudini, il credito cooperativo continua a restare apprezzato”, spiega De Rosa, che comunque ricorda che “ci sono banche che hanno salvato il territorio”. “Il consiglio generale che diamo a tutti gli imprenditori è di non essere più ‘monobanca’, ma di appoggiarsi a più soggetti così da non dipendere troppo da commissariamenti, evoluzioni delle banche o dai loro cambi improvvisi di impostazione di business”, aggiunge Bettini. Attualmente il 19% degli intervistati fa riferimento a solo un istituto di credito, mentre il 51% si appoggia a 2-3 banche.

GLI ESITI DELL'INDAGINE ==>

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