Regolamento antifascisti, la giunta: "Solo un adeguamento alle leggi vigenti"

“La modifica del Codice di Convivenza Civile va letta come adeguamento in ambito amministrativo delle prescrizioni contenute nella Costituzione e nelle leggi vigenti”: è la difesa che arriva da tutta la giunta comunale

“La modifica del Codice di Convivenza Civile va letta come adeguamento in ambito amministrativo delle prescrizioni contenute nella Costituzione e nelle leggi vigenti”: è la difesa che arriva da tutta la giunta comunale, a partire dal sindaco Paolo Lucchi, sulle accuse di incostituzionalità al nuovo regolamento che  impedirà manifestazioni filo-fasciste - o per lo meno giudicate tali dalla Polizia Municipale anche con un giudizio preventivo – sul territorio del Comune di Cesena.
 
“E' legittima la  proposta di modifica del Codice di Convivenza civile del Comune di Cesena. Essa, infatti, va letta come adeguamento in ambito amministrativo delle  prescrizioni già contenute nelle leggi vigenti, a partire dalla Costituzione”. Questo, in estrema sintesi, l’indicazione contenuta nel parere espresso dal Segretario Generale del Comune di Cesena Manuela Lucia Mei e inviato mercoledì mattina al Sindaco Paolo Lucchi e al Presidente del Consiglio Andrea Pullini, in vista del Consiglio comunale del 15 novembre che dovrà votare la relativa delibera. A comunicarlo la Giunta comunale di Cesena in una lettera firmata dal Sindaco e da tutti gli Assessori e trasmessa ai consiglieri comunali insieme alla nota del segretario generale.

Leggendo il parere, la stessa Mei, tuttavia, limita fortemente l'area di applicazione del regolamento ammettendo che "è destinato ad incidere non tanto sugli aspetti procedurali in termini autorizzatori, ipotesi che avrebbe riservato all'ente un sindacato 'a priori' rispetto alla legittimità dell'iniziativa proposta, quanto piuttosto sul dato specifico dei comportamenti e delle azioni, intendendo quelle che, per le modalità con cui vengono poste in essere, integrino una palese violazione delle disposizioni legislative".

Nella sua comunicazione la Giunta di Cesena ribadisce le motivazioni che hanno portato a presentare la proposta, ricordando come la variazione del Codice di Convivenza civile “abbia lo scopo di impedire l’utilizzo di spazi pubblici della nostra città a movimenti che si rifanno ai principi fascisti e nazisti, posto che la Costituzione della Repubblica Italiana, nelle Disposizioni transitorie e finali, recita “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Ne eravamo certi, poiché, come è noto a tutti, gli atti portati al voto del Consiglio comunale dalla Giunta sono sempre dotati di valutazioni preventive e di chiari approfondimenti di merito. Le disposizioni richiamate dalla lettera della Dottoressa Mei per sostenere la sua tesi e la legittimità dell’atto (che partono da riferimenti alla Costituzione della nostra Repubblica, per giungere alle leggi nazionali vigenti) non allontanano di un solo centimetro, però, il tema politico/amministrativo: può un Comune non aggiungere un divieto, ma piuttosto “adattare invece i propri strumenti amministrativi ai principi dell’ordinamento giuridico nazionale e regionale?”. E, poiché la risposta inviata dalla Dottoressa Mei a tale quesito è un chiaro e netto sì, nessuno deve sfuggire al successivo quesito, tutto di matrice politica, invece: Può un Comune impedire l’utilizzo di sale e spazi pubblici ai movimenti di ispirazione fascista? La risposta della Giunta a questo quesito è un chiaro e netto sì”.

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“Lo stesso problema è oggi all’ordine del giorno di molte città italiane e certamente il caso di Roma – e delle difficoltà ad impedire, nel rispetto delle norme comunali vigenti, una inaccettabile riedizione della Marcia su Roma –, per tanti ha accelerato il percorso di consapevolezza. Anche in questo caso, tra i Comuni italiani non siamo stati i primi a muoverci operativamente: a partire da Siena (che ha provveduto molti mesi fa, con il voto compatto ed unanime dei presenti, dalla maggioranza di centro-sinistra, ai consiglieri di liste civiche, compreso il Movimento 5 Stelle), molti città hanno predisposto atti di indirizzo inequivocabilmente indirizzati verso la chiusura all’utilizzo degli spazi pubblici ai movimenti di ispirazione fascista. A partire da Pavia (giuntaci il 27 aprile scorso, con una variazione al proprio Regolamento di Polizia urbana, più o meno omologo al nostro Codice di Convivenza Civile, grazie al voto compatto della maggioranza di centrosinistra, cui si è aggiunto il Consigliere comunale del M5S, mentre il centrodestra si è in parte astenuto – Lega Nord e Udc – e in parte è uscito dall’aula), più Comuni stanno adeguando i propri strumenti operativi. Naturalmente tutte le scelte amministrative sono perfettibili e così è anche per la delibera al voto nel Consiglio comunale del 15 novembre. Con la stessa attenzione con la quale in questi giorni abbiamo ascoltato le forzature legislative di alcuni ed i quesiti di approfondimento di altri, siamo naturalmente pronti anche ad ascoltare le proposte migliorative di un testo che però, nei suoi intenti di fondo, riteniamo perfettamente e totalmente conseguente alle motivazioni che nel 1975 videro assegnare alla nostra città la medaglia d’argento al valore militare per la sua partecipazione alla lotta contro l’oppressione tedesca e fascista”, conclude la nota del sindaco.

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