A 16 anni rapina e chiede il 'pizzo' al coetaneo, l'esperto: "Psicologo anti-bullismo in classe"

Lo psicoterapeuta in prima linea contro il bullismo: "Sbagliato generalizzare sul disagio giovanile. Episodi come questi possono aiutare i ragazzi ad uscire allo scoperto"

Una rapina, estorsioni in serie, violenze e vessazioni varie, fino alla richiesta di un 'pizzo' settimanale. Ha fatto scalpore in città la notizia che ha visto protagonisti due giovani studenti cesenati. Una vicenda delicata, che ha sconfinato dal fenomeno già grave del bullismo, tanto che per un baby estorsore di appena 16 anni si sono aperte le porte della comunità (l'equivalente dell'arresto per i minorenni).

Il bullismo rimane un fenomeno attuale, secondo quanto riportano fonti ufficiali più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni riferisce di essere rimasto vittima, nell'ultimo anno, di un episodio di violenza.  E a preoccupare è anche la variante del cyberbullismo. Secondo un recente sondaggio lanciato dall’Unicef, che ha riguardato 30 Paesi nel Mondo, un giovane su tre ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo online, e uno su 5 ha addirittura saltato la scuola a causa delle violenze.

L'episodio accaduto a Cesena è forse sintomatico di un disagio giovanile, la famiglia del 16enne estorsore non si era accorta di nulla. Lo psicologo e psicoterapeuta Francesco Rasponi è sempre in prima linea su questi fenomeni che riguardano gli adolescenti. Rasponi è anche presidente dell'associazione Psiche digitale che si occupa del rapporto problematico tra tecnologia e minori.

Dottore come nascono situazioni gravi come quella del baby estorsore cesenate?

In primo luogo eviterei generalizzazioni sul disagio giovanile dei ragazzi di oggi. E' un episodio molto grave in cui la dominanza ha sconfinato in vera e propria delinquenza. Sia il bullo che la vittima hanno mostrato le proprie fragilità. Episodi come questo possono aiutare i ragazzi ad aprirsi, e ad affrontare i problemi con gli adulti e i servizi competenti.

Non è facile trovare il coraggio di denunciare il bullo, il ragazzo vittima delle violenze dà dei segnali?

Assolutamente sì, un ragazzo vittima di bullismo manifesta segnali di ritiro sociale, di nervosismo, un utilizzo strano del telefonino, segni che i genitori possono cogliere.

Le famiglie, spesso latitanti, hanno delle colpe?

Io non parlerei di colpe, perché anche con le migliori intenzioni il rapporto educativo tra genitori e figli non è per nulla semplice

Cosa si può a fare a livello di prevenzione?

Si può fare tanto, e molte cose già vengono fatte. Nelle scuole c'è uno sportello d'ascolto, c'è un referente per il cyberbullismo. Questo aiuta i ragazzi a superare la vergogna, perché si tratta di fatti dolorosi, bisogna aiutare i giovani ad aprirsi e a farsi aiutare, quando sono vittime di bullismo.

Potrebbe essere utile la figura di uno psicologo in classe?

La mia esperienza mi dice di sì, giro le scuole con la mia associazione Psiche digitale. Può essere molto positivo perché si crea un rapporto di confidenzialità, una facilità di contatto, oltre che una sensibilizzazione maggiore sul problema.

Come si aiuta un ragazzo vittima di bullismo, dopo i traumi subiti? Sono cicatrici che restano tutta la vita?

Mi auguro proprio di no, le storie di bullismo sono tante. La vergogna deve lasciare spazio alla fiducia verso gli adulti e verso i servizi competenti, per farsi aiutare. La prevenzione è l'arma vincente.

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