Emergenza casa, il Comune: "La affrontiamo con il social housing"

Tra le richieste che, giornalmente, i cittadini segnalano all'Amministrazione comunale, vi è costantemente la preoccupazione per la difficoltà di molte famiglie, di molte giovani coppie, di tante persone, a poter accedere ad un alloggio

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Tra le richieste che, giornalmente, i cittadini segnalano all’Amministrazione comunale, vi è costantemente la preoccupazione per la difficoltà di molte famiglie, di molte giovani coppie, di tante persone, a poter accedere ad un alloggio a costi sostenibili, specialmente in questa fase di perdurante crisi.

si tratta a tutti gli effetti di un’emergenza che non riguarda più soltanto gli strati più disagiati, ma investe fasce di cittadini che, fino a qualche anno fa, difficilmente avremmo pensato potessero trovarsi in difficoltà a reperire un alloggio. “Per questi motivi non è più possibile guardare esclusivamente allo strumento dell’edilizia popolare (su cui, peraltro, da anni non assistiamo ad un serio piano di investimenti nazionale). Occorre dotarsi di strumenti nuovi, più elastici, maggiormente rispondenti alle diversificate richieste dei cittadini”, è la riflessione del sindaco Paolo Lucchi e degli assessori Orazio Moretti, Carlo Battistini e Simona Benedetti.

Continuano i quattro amministratori: “Riflessioni che evidentemente non riguardano solo Cesena, anche se nella nostra città nel 2014 siamo arrivati a contare circa 500 sfratti: si tratta di un tema che si pone a livello nazionale. Ma, come accade quando non vi è una politica nazionale all’altezza della situazione, a dar la risposta sono le stesse comunità locali. Molti Comuni, infatti, stanno scegliendo di rispondere al problema abitativo utilizzando lo stesso strumento: il social housing. Sebbene nel nostro Paese gli alloggi di housing sociale non superino il 5% del totale delle abitazioni (contro il 20% di Francia e Inghilterra e il 30% di Olanda e Danimarca), sono infatti ormai numerose le esperienze italiane che stanno crescendo”.

“In questo momento sono infatti attivi 220 progetti, distribuiti su molte Regioni, per un totale di circa 15.000 alloggi previsti. Rimanendo solo alla nostra Regione, si contano progetti avviati a Parma (852 alloggi), Bologna (333 alloggi) e, come noto, Cesena, con i 340 alloggi previsti nel progetto Novello. Ma anche in Lombardia (2.875 alloggi), Liguria (746 alloggi), Trentino alto Adige (500 alloggi). “Come è noto, il Quartiere Novello è stata la risposta che l’Amministrazione comunale di Cesena ha scelto di mettere in campo per affrontare l’emergenza abitativa nella nostra città. Si è voluto, infatti, avviare un percorso che porti a costruire una risposta concreta alla richiesta di case a basso costo per Cesena, utilizzando un investimento pubblico attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Non un partner privato, quindi, ma il massimo interlocutore finanziario istituzionale e pubblico”.

L’intervento interessa un'area di circa 27 ettari (collocata tra la stazione ferroviaria, la zona Vigne e l’ex mercato ortofrutticolo), con 31.020 mq di superficie utile lorda relativi al Comparto 1/A del PRU Novello, su cui si andranno a realizzare circa 340 appartamenti di social housing la cui dimensione media è di circa 75mq. L’intento è quello di abbattere i costi di mercato: per le locazioni, infatti, sono previsti canoni di 5,5 euro/mq per mese (contro valori di mercato che, stando ai dati dell’Agenzia del Territorio, vanno da un minimo di 7,3 ad un massimo di 9,3 euro/mq per mese), mentre per la vendita il valore si attesta sui 1.850 euro/mq, contro un valore di mercato che oscilla fra i 2.200 e i 2.500 euro/mq. È facile quindi constatare come un alloggio di medie dimensioni (75 mq) potrà essere affittato per 412 euro mensili (contro un minimo di mercato di 547 euro per mese), oppure acquistato a 138.000 euro (contro un minimo di mercato di 165.000 euro).

Concludono: “Certo, sarebbe illusorio pensare che il social housing possa da solo risolvere tutti i problemi di carattere abitativo, poiché forte dovrebbe rimanere l’impegno nazionale sull’edilizia popolare (che ad oggi conta in città oltre 900 alloggi, tutti assegnati attraverso graduatorie basate sull’ISEE). Ma, sino a che non accadrà, è inutile star con le mani in mano a “leggere il problema”. Serve piuttosto mettere in moto ogni meccanismo a favore di chi, a causa della crisi, non ha potuto finora imbastire il proprio progetto di vita proprio a causa dell’impossibilità di avere una abitazione propria. E, non a caso, così hanno scelto di fare Amministrazioni comunali di diversa tendenza politica, ma accomunate dalla volontà di non restare immobili. A nostro avviso vi è un ulteriore aspetto di grande rilevanza: i progetti di social housing facilitano l’attivazione di reti di solidarietà. Un elemento che crediamo di primaria importanza nella costruzione di comunità, dentro cui ognuno si senta cittadino a pieno titolo”.

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