Premio Moretti, i vincitori della 14esima edizione sono Maiolini, Campeggiani e Mengaldo

Anche quest’anno la qualificata giuria ha dovuto esaminare un consistente numero di opere, per decretare i vincitori

La Giuria del Premio Moretti, composta da Gian Luigi Beccaria, Vittorio Coletti, Franco Contorbia, Renzo Cremante e Giulio Ferroni ha designato i vincitori della XIV edizione del Premio Moretti, concorso unico in Italia riservato alla filologia e alla critica letteraria. Anche quest’anno la Giuria ha dovuto esaminare un consistente numero di opere (oltre cinquanta per la sezione di «Storia e Critica», una trentina per la sezione «Filologia»), che disegnano un panorama ricco e articolato, anche dal punto di vista geografico, dei giovani italianisti e dei loro studi.

Il Premio è organizzato dal Comune di Cesenatico, con il fondamentale sostegno di Orogel, e si avvale dei media partner Pubblisole e Teleromagna, con il contributo di IBACN (Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna), e con il patrocinio della Fondazione Carisp di Cesena.

Per la prima sezione, riservata alla Filologia, la Giuria del Premio ha fermato la propria attenzione su cinque opere finaliste che ha voluto segnalare: Antonino Antonazzo, Il volgarizzamento pliniano di Cristoforo Landino, Messina, Centro Internazionale di Studi Umanistici, 2018; Publio Virgilio Marone, Æneis. Volgarizzamento senese trecentesco di Ciampolo Di Meo Ugurgieri, a cura di Claudio Lagomarsini, Pisa, Edizioni Scuola Normale Superiore, 2018; Niccolò Tommaseo, Canti Greci, a cura di Elena Maiolini, Parma, Fondazione Pietro Bembo / Ugo Guanda Editore, 2017; L’Ecclesiaste in volgare. Edizione critica e studio delle quattro traduzioni medievali a cura di Sara Natale, Firenze, Edizioni del Galluzzo-Sismel, 2017; Amico dell’Ottimo. Chiose sopra la «Comedia», a cura di Ciro Perna, Roma, Salerno, 2018.

Assegnato all’unanimità il premio al volume curato da Elena Maiolini: Niccolò Tommaseo, Canti Greci, a cura di E. Maiolini, Parma, Fondazione Pietro Bembo / Ugo Guanda Editore, 2017; con la seguente motivazione:

"Elena Maiolini, (che ha anche presentato per la sezione Storia e critica letteraria un notevole saggio su Manzoni. Il linguaggio delle passioni) con l’edizione dei Canti Greci di Niccolò Tommaseo cura il primo volume di una serie diretta da Francesco Bruni che intende offrire l’insieme dei Canti popolari toscani corsi illirici greci del Tommaseo. Quello della Maiolini è un lavoro di primo ordine, che rende conto di tutti i caratteri e le forme della stampa del 1842, ricostruendo il processo del suo allestimento, per cui fu essenziale l’uso dell’edizione degli Chants populaires de la Grèce moderne, pubblicata nel 1824-25 da Claude Fauriel, (a cui Tommaseo era stato presentato da Manzoni nel 1834). Questa edizione di Elena Maiolini ricostruisce con grande chiarezza la struttura dell’antologia del Tommaseo nei suoi vari strati, dall’ordinamento tematico ai commenti introduttivi alle traduzioni, ai testi greci (a cui in alcuni casi si accompagnano anche testi illirici), alle annotazioni. A questo materiale si aggiunge un ricco commento della curatrice, che fa luce su vari dati storici, sull’uso delle fonti fatto dal Tommaseo e sui problemi posti dalla traduzione, confrontando le scelte del traduttore con gli originali e con la discussione del tempo sui caratteri del neogreco. Si tratta di un contributo essenziale, che mette adeguatamente in luce un lavoro che mirava a confrontare la tradizione letteraria italiana con le comuni radici popolari mediterranee, suggerendo la via di un nuovo e vitale orizzonte linguistico, culturale, antropologico, che non fu molto percorso nel successivo processo unitario".

Per la seconda sezione, dedicata agli studi di storia e critica letteraria, il quadro è più vario e diversificato, lungo un arco cronologico ed una geografia letteraria che spazia dal Trecento al Novecento, con più larga messe di opere relative alla letteratura del secolo scorso, ma non senza qualche attenzione per l’attualità, per le implicazioni comparatistiche e per le sistemazioni teoriche. Naturalmente ampio il ventaglio delle strumentazioni metodologiche e delle prospettive storiografiche e critiche.

Anche in questo caso, per la seconda sezione riservata alla Storia e Critica Letteraria, la Giuria ha circoscritto il proprio giudizio a cinque opere degne di essere segnalate: Lucio Biasiori, Nello scrittoio di Machiavelli. Il Principe e la Ciropedia di Senofonte, Roma, Carocci, 2017; Ida Campeggiani, L’ultimo Ariosto. Dalle Satire ai Frammenti autografi, Pisa, Edizioni Scuola Normale Superiore, 2017; Federico Di Santo, Il poema epico rinascimentale e l’“Iliade”: da Trissino a Tasso, Firenze, SEF editrice, 2018; Matteo Grassano, Il territorio dell’esistenza. Francesco Biamonti (1928-2001), Milano, FrancoAngeli, 2019; Vincenzo Vitale, Secondo i precetti della perfetta amicizia. Il Novellino di Masuccio tra Boffillo e Pontano, Roma, Carocci, 2018.

E ha deliberato di assegnare il premio al volume di Ida Campeggiani: Ida Campeggiani, L’ultimo Ariosto. Dalle Satire ai Frammenti autografi, Pisa, Edizioni Scuola Normale Superiore, 2017 con la seguente motivazione:

"Al centro del volume di Ida Campeggiani, le opere dell’ultima stagione poetica dell’Ariosto, dalle Satire ai Cinque canti, alle commedie in versi, ai cosiddetti Frammenti autografi. Ricollegandosi, ora con consenso ora con dissenso, ad una illustre genealogia filologica e critica, la studiosa riesamina con dovizia e varietà di strumenti metodologici e interpretativi, e non senza novità, di risultati alcuni momenti cruciali e controversi dell’esperienza ariostesca. Di particolare rilievo i contributi alla risoluzione di problemi già autorevolmente dibattuti in sede critica come la cronologia delle Satire e dei Cinque canti o le relazioni dell’Ariosto con l’attualità politica. Le premesse filologiche, la serrata analisi stilistica dei versi, la documentata illustrazione delle fonti permettono all’autrice di approdare a ritroso ad una persuasiva valutazione complessiva dell’intera opera ariostesca".

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Infine la Giuria ha deliberato all’unanimità di assegnare il Premio alla Carriera a: Pier  Vincenzo Mengaldo con la seguente motivazione:
"Pier Vincenzo Mengaldo è uno dei maggiori intellettuali italiani del nostro tempo, storico della lingua italiana, filologo, critico letterario, professore dell’Università di Genova, Ferrara e Padova, maestro di più generazioni di studiosi e ricercatori. In edizioni critiche (tra cui si ricordano quelle del De vulgari eloquentia di Dante e degli Amorum libri del Boiardo), saggi e antologie, che formano un insieme anche quantitativamente impressionante, Mengaldo ha affrontato i più importanti autori della letteratura italiana, da Dante a Leopardi, da Nievo a Pascoli, si è misurato con alcuni grandi scrittori di altre letterature come Balzac e Tolstoj e ha fatto acute incursioni nella critica d’arte e nel teatro musicale. In particolare, la Giuria ha voluto rendere omaggio allo studioso e interprete della letteratura novecentesca nell’ampia e articolata serie dei 5 volumi della Tradizione del Novecento, nella fondamentale antologia della poesia del xx secolo, nei saggi e libri dedicati a Calvino, Montale, Sereni, Levi, e all’intellettuale dall’appassionato e alto impegno civile e culturale che emerge dalle scelte di lettura (Antologia personale, Giudizi di valore) e dal libro sulla memorialistica della Shoa, nonché al docente che commenta testi classici della nostra letteratura (Antologie della prosa e della poesia italiana) e introduce studenti e professori alla critica stilistica e all’esame del funzionamento della poesia (Com’è la poesia), con particolare attenzione alla metrica, i cui studi Mengaldo ha promosso anche attraverso riviste specializzate. La Giuria inoltre ricorda con compiacimento anche la lunga, apprezzata e autorevole collaborazione di Mengaldo con Casa Moretti e le sue iniziative".
 

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