Ospitati come 'falsi malati' alla casa di cura: così a Cesena si salvò la famiglia ebrea Lehrer

Una storia che inizia a Cesena, e precisamente nella neonata Casa di Cura San Lorenzino, fondata nel 1938

Tanti applausi e anche tanta commozione domenica alla Casa di Cura San Lorenzino, quando con i discendenti della famiglia ebrea Lehrer si è ripercorso il ricordo di quei fatti che permisero ai loro genitori e nonni di scampare alle persecuzioni razziali e fuggire in Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale. In occasione degli 80 anni della Clinica privata, è stata inaugurata una targa, affissa all’interno della struttura, ed è stato presentato il libro "Accadde a Cesena" di Paolo Poponessi che indaga su questa vicenda.

Una storia che inizia a Cesena, e precisamente nella neonata Casa di Cura San Lorenzino, fondata nel 1938. Era quello il periodo in cui si inasprirono le persecuzioni razziali contro gli ebrei, in Romagna come nel resto d’Italia, e chi si offriva di aiutarli correva non pochi rischi. In quel clima di terrore, due medici cesenati come Elio Bisulli, fondatore della San Lorenzino, e Achille Franchini, con grande coraggio e senso di umanità furono tra coloro che si esposero in prima persona mettendo a repentaglio la propria vita, offrendo rifugio alla famiglia Lehrer in Casa di Cura, “ricoverandoli” come finti malati. Bisulli e Franchini collaborarono poi con il padre benedettino Odo Contestabile dell’Abbazia cesenate del Monte, che organizzò la fuga dei Lehrer in Svizzera.

“Io non sarei qui oggi insieme a mia moglie e ai miei figli e a mia sorella - ha affermato Marco Grego, figlio di Erika Lehrer - se Elio Bisulli, Achille Franchini e padre Odo Contestabile non si fossero occupati dei miei nonni, di mia madre e di mia zia, che dopo essere stati in Jugoslavia trovarono rifugio alla Casa di Cura San Lorenzino a Cesena e poi vennero accompagnati in Svizzera. La mia famiglia nutre una grande riconoscenza verso questa città, proprio per questo motivo stiamo lavorando affinché padre Odo Contestabile venga riconosciuto come Giusto tra le Nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme".

A raccontare questi fatti restituendoli alla comunità cesenate, davanti alla gremita sala conferenze della Clinica, è stato il ricercatore e pubblicista Paolo Poponessi (direttore amministrativo della Casa di Cura) con il libro "Accadde a Cesena" consegnato a tutti gli intervenuti. “L’incontro tra uno dei figli del dottor Elio Bisulli e i nipoti dei Lehrer, figli di una di quelle bambine nascoste in Casa di Cura e poi dalle suore cesenati – ha detto Poponessi - rappresenta il segno più evidente e tangibile che, almeno quella volta, settantacinque anni fa, il male fu sconfitto da un insopprimibile desiderio di riconoscersi uomini, fratelli”.

“La nostra nazione aveva scritto nel 1938 una delle pagine più buie e tristi della sua storia – ha aggiunto Raffaele Bisulli, amministratore unico Casa di Cura San Lorenzino e figlio del fondatore -. Le leggi razziali colpivano duramente gli ebrei, tradendo una storia che riconosceva in questo grande popolo una consonanza e una comune origine. È per me una grande gioia ricordare con una targa e un libro la vicenda nella quale il fondatore di questa Casa di Cura, mio padre, collaborando alla protezione di una famiglia ebraica, fu assieme ad altri dalla parte di quegli italiani che espressero il vero volto della tradizione del nostro popolo. Ed è ancora più significativo poterlo fare in occasione degli 80 anni della Casa di Cura”.

Tra gli ospiti della mattinata, anche il Rav Luciano Meir Caro, rabbino capo di Ferrara e delle Romagne, che ha ricordato come “per tutti gli ebrei italiani deportati c’è stato un italiano che li ha traditi e denunciati, così come per tutti gli ebrei italiani salvati c’è stato un italiano che li ha aiutati. Ed è questo - ha aggiunto il rabbino - quello che è accaduto in questa Casa di Cura”. Prima dello scoprimento della targa, il Rav Luciano Meir Caro ha concluso con una preghiera di ringraziamento e di benedizione delle anime di padre Odo Contestabile, Elio Bisulli e Achille Franchini. Presente alla cerimonia anche il sindaco di Cesena Paolo Lucchi. “La vicenda raccontata nel libro di Poponessi - ha commentato il primo cittadino - ricorda un episodio di eroismo che onora la città, poiché non furono tanti i cesenati che come i dottori Bisulli e Franchini misero a repentaglio la loro vita, le loro famiglie e le loro attività per aiutare gli ebrei perseguitati dalle leggi razziali".

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