Oneri illegittimi, commissioni e anatocismo: la banca gli deve restituire 132mila euro

Vince in primo grado e ottiene la conferma della sua vittoria pure in appello: è l'esito di una lunga vertenza processuale che ha visto un artigiano di Cesenatico sfidare una banca nazionale

Vince in primo grado e ottiene la conferma della sua vittoria pure in appello: è l'esito di una lunga vertenza processuale che ha visto un artigiano di Cesenatico sfidare una banca nazionale per ottenere del denaro ritenuto illegittimamente prelevato dall'istituto bancario. A rendere nota la vicenda è l'associazione “Sos Utenti” per bocca dell'avvocato Emanuele Argento del foro di Pescara e di Gennaro Baccile, presidente onorario di 'Sos utenti', un team che ha assistito l'artigiano e la sua famiglia nella vertenza legale.

Già nel 2013, in primo grado, la sezione distaccata dal Tribunale civile di Cesena riconobbe all'imprenditore ben 132.598,63 euro, come restituzione di somme indebitamente prese dalla banca, presso cui aveva il conto corrente passando così da debitore della banca addirittura a creditore. Tutta la vicenda giudiziaria è durata circa dieci anni tra i due gradi di giudizio. Il  lungo e complesso processo ha riguardato interessi ritenuti illegittimi, commissioni di massimo scoperto, spese, anatocismi e oneri vari. La Corte di Appello di Bologna (giudice relatore Teresa Caruso, presidente Anna De Cristofaro) ha confermato l'impianto del ricorso dell'imprenditore. 

Nel 2008 un artigiano del Cesenate si era rivolto all'avvocato Argento per citare in giudizio la banca e richiedere le illegittime somme versate negli anni precedenti; il giudizio si era poi concluso nel corso del 2013 con la sentenza esecutiva del Tribunale Civile di Forlì - Sezione Distaccata di Cesena e con la condanna della banca al pagamento in favore della ex correntista della cospicua somma di  euro 132.598,63 oltre interessi e spese. La condanna inflitta dal Tribunale Civile di Forlì - Sezione Distaccata di Cesena - era riferita a tutti gli interessi oneri e spese illegittimamente addebitate dalla Banca nel corso degli anni sul conto corrente acceso dal correntista.

Con questa pronuncia si conferma un orientamento giurisprudenziale sempre più consolidato che ha comportato per tanti utenti bancari il passaggio da una posizione fortemente debitoria nei confronti delle Banche a quella di creditori delle stesse. Lo spiega Baccile, nella sua veste di presidente onorario della Sos Utenti: “In Emilia Romagna, a marzo 2017 (ultimo dato pubblicato dalla Banca d’Italia con i suoi bollettini statistici trimestrali) i clienti bancari in bonis con affidamento ammontavano a 86.840 unità con crediti utilizzati per 147,8 miliardi di euro. L’intera Regione, però vede ben 90.026  unità, per equivalente di 19,5 miliardi di euro, iscritti a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, ovvero sgraditi dalle banche e buttati  tra i cattivi debitori non più meritevoli di credito legale, di carte di credito e di possedere una IBAN con un conto corrente. Ovvero condannati alla morte civile.  In Emilia Romagna risultano più numerosi gli utenti bancari classificati a Sofferenza che quelli meritevoli di credito”. Tuttavia “Secondo le statistiche della SOS Utenti provenienti da tutta Italia, grazie alle sue oltre 20.000 cause bancarie dal 2001 ad oggi, un terzo della clientela considerata cattiva dalle banche una volta che sia ben assistita in giudizio, anziché debitrice, si appalesa essere creditrice. E come nel caso di Cesena, la conferma arriva e si consolida dopo ben 10 anni con la conseguenza che ormai la vita civile ed economica dell’imprenditore e famigliari risulta irrimediabilmente distrutta e compromessa con pesanti ricadute anche sull’economia”. 

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