Omicidio, arringa fiume della difesa: "E' innocente, vittima parlò di aggressione da parte di più uomini"

La nipote accusata di aver ucciso lo zio per l'eredità, quattro ore di arringa per la difesa che ha chiesto "l'assoluzione per non aver commesso il fatto"

Dopo la requisitoria del pubblico ministero, che nell'udienza di mercoledì ha chiesto una pena di 25 anni di reclusione per Paola Benini, giovedì è stato il giorno della difesa. Un'arringa 'fiume' dell'avvocato Francesco Pisciotti, che difende l'imputata, quasi quattro ore supportate da un'ulteriore arringa dell'avvocato Flora Mattiello.

Un processo, quello sull'omicidio dell'87enne Alfredo Benini, che entra nella fase clou. Secondo il pm Sara Posa, un omicidio doloso maturato per motivi economici: questa la tesi dell'accusa. In particolare Paola Benini temeva che l'anziano zio disponesse a favore della badante. L'aggressione nella villetta di Cesenatico risale al 15 ottobre 2017, l'87enne Alfredo Benini non si è mai ripreso ed è morto in conseguenza delle lesioni il 13 maggio 2018.

"Assoluzione per non aver commesso il fatto", questa la richiesta dell'avvocato Pisciotti, come richieste subordinate la "riqualificazione giuridica del fatto in omicidio preterintenzionale, o in termini di lesioni, non sussistendo un nesso causale con la morte dell'anziano".

Omicidio Benini, il pm chiede 25 anni per la nipote

"E' un processo squisitamente indiziario - spiega la difesa - non riteniamo che gli indizi stessi abbiano sufficente forza per discostarsi da semplici supposizioni, suggestioni, e quindi per provare la colpevolezza". Un'arringa molto dettagliata in cui la difesa ha dato una chiave di lettura differente a ciascun elemento probatorio esaltato dal pm nella sua requisitoria. I legali di Paola Benini, rimarcano in particolare un aspetto della requistoria di mercoledì. La testimonianza dello stesso Alfredo Benini "ha valenza in quanto medici e personale del 118 hanno parlato di una persona vigile e orientata". L'anziano, subito dopo il cruento fatto, parlò di un'aggressione subita da parte di due, tre uomini. La stessa testimonianza che secondo il pm Sara Posa, non ha valenza probatoria perché resa "da un soggetto che non era in condizioni psico-fisiche idonee per testimoniare".

Da un lato il pm ha parlato di un'imputata che "ha mentito ripetutamente, e si è costituita falsi alibi". La difesa sottolinea invece "un comportamento processuale irreprensibile, di un'imputata incensurata e sempre presente in aula". Venerdì sarà il giorno della sentenza, che deciderà in primo grado sulla colpevolezza o meno di Paola Benini.

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