Ausl, nuovi trapianti grazie a una nuova donazione a cuore fermo al Bufalini

La donazione ha avuto luogo all’Ospedale Bufalini di Cesena, mentre un rene e il fegato sono stati trapiantati al Policlinico di Sant’Orsola, a Bologna

Nuovi trapianti grazie a una nuova donazione a cuore fermo in Emilia-Romagna. La donazione ha avuto luogo all’Ospedale Bufalini di Cesena, mentre un rene e il fegato sono stati trapiantati al Policlinico di Sant’Orsola, a Bologna. Una procedura complessa, ancora rara in Italia, che richiede un’altissima efficienza di tutta la macchina organizzativa, coordinata dal Centro Riferimento Trapianti dell’Emilia-Romagna, per poter arrivare ad una conclusione positiva come in questo caso.

Il donatore a cuore fermo era un paziente deceduto per cause naturali, per il quale la famiglia aveva generosamente espresso la volontà di donare gli organi. Secondo la normativa italiana dopo l’arresto cardiocircolatorio occorre aspettare 20 minuti (negli altri Paesi europei si va dai 5 ai 10 minuti) prima di compiere qualsiasi tipo di intervento. Trascorso questo periodo gli organi vengono perfusi e raffreddati, poi prelevati e trasferiti nel centro che eseguirà il trapianto all’interno di una macchina a perfusione fredda.

Tutta questa procedura ha coinvolto decine di professionisti dell’ospedale Bufalini di Cesena, in particolare le Unità operative di Anestesia e Rianimazione diretta dal dottor Vanni Agnoletti, Radiologia diretta dalla dottoressa Emanuela Giampalma e Chirurgia Vascolare, diretta dal dottor Ubaldo Turicchia, col fondamentale apporto del personale infermieristico di sala operatoria diretto dalla coordinatrice Maria Assunta D’angelo e dalla dottoressa Paola Ceccarelli della Direzione Infermieristica e Tecnica. Tutte le procedure sono state attuate sotto la guida del coordinatore locale dottor Andrea Nanni e dell’Infermiera di Coordinamento Manila Prugnoli.

"Siamo riusciti a ‘salvare’ questi organi - spiega Agnoletti - grazie a un utilizzo avanzato, mirato e multidisciplinare delle innovative apparecchiature recentemente acquisite per il supporto extracorporeo della respirazione, da applicarsi nei casi di gravissima insufficienza respiratoria per i quali la sola ventilazione artificiale non è sufficiente,  alla collaborazione delle altre unità operative e alle competenze particolarmente avanzate di alcuni medici come i dottor Emiliano Gamberini, Marco Benni e Alessandro Circelli. In questo modo è stato possibile, negli ultimi 14 mesi, sottoporre a prelievo di organi a cuore fermo tre pazienti deceduti per arresto cardiaco”. 

Al Sant’Orsola il trapianto di fegato è stato eseguito dal professor Matteo Cescon, che dal primo gennaio sarà responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia generale e dei trapianti. I trapianti di rene sono stati eseguiti invece dai dottor Matteo Ravaioli e Massimo Del Gaudio. Gli interventi hanno coinvolto anche gli altri medici del reparto, il personale infermieristico, l’equipe di anestesisti guidati dal dottor Antonio Siniscalchi, dell’Unità operativa di Terapia intensiva del professor Faenza.

"La qualità degli organi – spiega il professor Cescon – viene monitorata costantemente attraverso esami di laboratorio e biopsia, che otteniamo in tempo reale grazie al sostegno dell’Anatomia patologica, a disposizione 24 ore su 24. In Italia è una tecnica ancora poco utilizzata ma i risultati sono confortanti e stiamo cercando di migliorare ancora gli standard esistenti. Si tratta comunque di ‘organi marginali’ che possono essere trapiantati solo in pazienti in buone condizioni generali". Per i due pazienti trapiantati al Sant’Orsola la prognosi potrà essere sciolta solo 72 ore dopo l’intervento, ma si registra per ora una buona risposta funzionale degli organi.

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