Lupi alle porte delle città, le Guardie Ecologiche: "Una corretta informazione per conviverci"

“Bisogna essere consapevoli che i lupi ci sono e quindi apprendere quali comportamenti adottare per una convivenza che è possibile"

“Bisogna essere consapevoli che i lupi ci sono e quindi apprendere quali comportamenti adottare per una convivenza che è possibile e dimostrabile, da parte di tutti gli utenti del territorio, dagli allevatori di bestiame al singolo cittadino che vive o frequenta un ambiente naturale e rurale dal piano al monte”: è l'invito di Massimiliano Bianchi, presidente  del Raggruppamento Guardie Ecologiche Volontarie di Cesena.

Il tema è tornato di attualità dopo che si sono segnalati episodi di attacchi al bestiame, alla fine di ottobre, in località di collina a ridosso delle città, tanto a Cesena che a Forlì. A Cesena un branco di lupi ha ucciso un cane, un asino e diverse pecore in più attacchi a Montenovo di Montiano, vale a dire a circa 6 chilometri dall'asta della via Emilia. Sul fronte forlivese, si registra un altro attacco a Ravaldino in Monte, nel comune di Forlì, a 9 chilometri dalla via Emilia, ai danni di una capra in un giardino privato. Entrambi gli episodi sono avvenuti non sul crinale, ma in zone di prima collina, antropizzate, per altro in una situazione climatica non rigida (quando cioè i lupi sono spinti più a valle alla ricerca di prede). E mentre gli abitanti di questi territori esternano paure anche solo ad uscire di casa a piedi, in generale ci si interroga quale debba essere il punto di equilibrio tra l'uomo e le sue attività economiche, specialmente nell'allevamento, e il lupo.

Per Bianchi, tuttavia, effettuare un censimento dei lupi è difficoltoso e inutile, per via delle aree molto ampie in cui questi si muovono.  E prosegue: “Indispensabile è invece lavorare per una corretta informazione pubblica sul fenomeno 'Lupo' attenendosi a ciò che è conosciuto e supportato dai dati. Le "soluzioni finali" a suon di fucilate, indirizzate al lupo, non servono a niente, anzi esistono studi recenti che indicano questo tipo di prassi come uno strumento per accelerare e favorire la dispersione degli individui e la consequenziale colonizzazione di nuove aree con la creazione di nuovi branchi”.

Precisa Bianchi: “Questo non vuol dire che al lupo deve essere permesso tutto, anzi, gli allevatori, che sono quelli maggiormente danneggiati dal predatore devono essere tutelati economicamente con equi indennizzi, aiutati da una burocrazia veloce e attenta ma allo stesso tempo supportati nell'applicazione di tutte quelle forme di prevenzione, per arginare la predazione da parte del lupo. Questo è un lavoro indispensabile che deve essere voluto, portato avanti e sviluppato dagli Amministratori Pubblici a qualsiasi livello in sinergia con le organizzazioni rappresentative di settore e dalle componenti tecniche specializzate per le vocazioni faunistiche e biologia della fauna selvatica: il politico faccia il politico e non il tecnico, ad ognuno il suo ruolo. Il Lupo, già indispensabile in natura per la catena alimentare e per un equilibrio faunistico del territorio, può essere anche una risorsa da sfruttare dal punto di vista turistico-ambientale”.

E conclude: “ Quindi la domanda che si ripropone sempre è: dobbiamo avere paura del Lupo? In Italia abbiamo ogni anno centinaia di casi di persone affette dalla Borelliosi di Lyme trasmessa dalle zecche, un discreto numero di shock anafilattici per punture di vespe e calabroni, e non pochi casi di rischi di necrosi ed amputazioni di arti per il morso del ragno"violino. Mentre morti e feriti accertati per aggressioni da lupo negli ultimi 200 anni ? Zero”.

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