Valle del Savio, ipotesi fusione: un "super-Comune" a quattro o due nuovi comuni

"E’ chiaro - sottolineano il presidente dell’Unione Valle Savio Paolo Lucchi e il vicepresidente Marco Baccini - che questo è solo il punto di partenza"

Riflettori puntati sull’idea di fusione dei Comuni di Bagno di Romagna, Mercato Saraceno, Sarsina e Verghereto. Lo studio, elaborato dalla società di ricerca Sistema Susio su commissione dell’Unione dei Comuni della Valle del Savio, è stato presentato ufficialmente lunedì nel corso di un incontro pubblico svoltosi a Palazzo Pesarini. Prendendo le mosse dall’analisi del contesto esterno e interno relativo ai quattro Comuni (popolazione, dimensione territoriale, entrate e spese dei singoli enti, numero di dipendenti e organizzazione dei principali servizi) sono state messe a fuoco, in prima battuta, le criticità presenti e le possibili soluzioni organizzative, definendo al contempo il ruolo che dovrà giocare l’Unione (destinata a rimanere comunque protagonista anche in caso di fusione), per arrivare, infine, a delineare un’ipotesi organizzativa del nuovo ‘super-Comune’a quattro, o di due nuovi Comuni frutto del ‘matrimonio’ di Bagno e Verghereto da un lato, e di Mercato Saraceno e Sarsina dall’altro.

CONFRONTO - "E’ chiaro - sottolineano il presidente dell’Unione Valle Savio Paolo Lucchi e il vicepresidente Marco Baccini - che questo è solo il punto di partenza, sulla base di dati tecnici, per una riflessione che dovrà essere soprattutto politica, nel senso più pieno del termine. Perché se è vero che il termine ‘politica’ abbraccia tutto ciò che appartiene alla dimensione della vita comune, questo percorso dovrà coinvolgere le intere comunità: forze politiche, certo, ma anche associazioni, soggetti portatori di interesse e, soprattutto, i cittadini. Un cambiamento così importante non può essere calato dall’alto, ma deve necessariamente scaturire da un confronto che ci auguriamo sia partecipato e capace di tenere sempre al primo posto l’interesse della comunità".

IPOTESI - Fra le ipotesi sul tappeto c’è quella di una fusione a quattro. In questo caso nascerebbe un Comune di oltre 18mila abitanti (collocandosi al quarto posto per popolazione nella Provincia di Forlì-Cesena), con un’estensione territoriale di 551,5 chilometri quadrati (diventando così il più grande per superficie a livello provinciale e il quinto in Italia). Il nuovo ente potrebbe contare sul lavoro di circa 102 operatori, mentre da un punto di vista dell’architettura istituzionale, con le sue dimensioni potrebbe contare su una Giunta composta dal Sindaco e da 5 assessori e su un consiglio comunale formato da 16 consiglieri. Nel delineare le prospettive delle varie ipotesi in campo, si è tenuto conto anche delle possibili obiezioni: il timore di perdere rappresentatività, di assistere a una minore presenza territoriale dei servizi e a una minore attenzione verso le peculiarità dei singoli territori.Ma su questi fronti già ora si stanno definendo azioni per scongiurare questi rischi.

SERVIZI - In particolare, per garantire la territorialità del servizio, l’Unione intende avviare un percorso di messa in rete e coordinamento degli sportelli del cittadino che saranno organizzati in una logica di polifunzionalità (sul modello dello Sportello Facile di Cesena) e offriranno servizi e informazioni secondo modalità analoghe, con possibilità di sostituzioni di personale in caso di necessità. Sul fronte della rappresentatività dei comuni più piccoli, invece, si mira a condividere e formalizzare garanzie di partecipazione delle comunità all’interno dello Statuto, con l’eventuale previsione di Municipi corrispondenti ai Comuni originari, accompagnati da uno specifico Regolamento che contempli anche organi municipali eletti a suffragio universale diretto.

INCENTIVI - Sul piatto della bilancia a favore della fusione ci sono i contributi e gli incentivi previsti da Stato e Regione per i Comuni che intraprendono questo percorso. In questo contesto, la fusione dei quattro Comuni della Valle del Savio, secondo le proiezioni presentate lunedì, porterà un introito di quasi 23 milioni di euro nell’arco di 10 anni. A questi si aggiungono ulteriori agevolazioni previste dallo Stato, ad esempio in materia di spese del personale e di pareggio di bilancio. Al contempo, potranno continuare ad essere applicate le norme di maggior favore previste per Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti e per le Unioni di Comuni. Inoltre, il nuovo Comune scaturito dalla fusione potrà utilizzare i margini di indebitamento consentiti anche ad uno solo dei comuni originari, anche nel caso in cui dall’unificazione dei bilanci non risultino spazi di indebitamento.

RIORGANIZZAZIONE - Ma, soprattutto, il nuovo Comune nato dalla fusione potrà mettere in atto una riorganizzazione in grado di rendere la propria attività più efficace, efficiente, vantaggiosa da un punto di vista economico e gestionale. Si potrà contare sulla specializzazione del personale negli Uffici Unici e sulle conseguenti economie di scala che potrebbero derivarne; ci sarà spazio per sviluppare funzioni innovative attualmente non presidiate (come ad esempio, nell’ambito della pianificazione strategica, del controllo di gestione, ma anche della promozione turistica e culturale, della pianificazione territoriale, della tutela del paesaggio), che consentirebbero  un “salto di qualità” dei nuovi Comuni.

GESTIONE - All’interno di questo scenario, l’Unione continuerà comunque a svolgere un ruolo centrale nel processo, dal momento che, da un lato, le dimensioni di alcuni servizi – anche in caso di fusione - non saranno sufficienti per soddisfare le esigenze e aspettative degli enti; dall’altro, la flessibilità di alcuni servizi può essere garantita solo in una visione più ampia. Nello specifico, l’Unione dovrebbe mantenere un ruolo di coordinamento per i servizi di sportello (per le funzioni demografiche e informative) e per la polizia municipale. Si potrà anche valutare l’opportunità di un intervento dell’Unione anche nella gestione delle funzioni di supporto (servizi finanziari e gestione del personale) per le quali non è influente la territorialità. Infine, si ritiene strategico mantenere in capo all’Unione la gestione dell’Informatica perché in questo modo sarà più facile programmare la convergenza dei sistemi in uso e gestire la messa in rete di tutte le procedure, in modo da rendere sempre meno impattante l’aspetto logistico per gli operatori.

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