Lascia il Palazzo, Lucchi a cuore aperto: "Cosa mi mancherà? Non poter più aiutare gli altri"

Il sindaco ripercorre i dieci anni di mandato: "Il mio rimpianto? Quando ho dovuto allargare le braccia di fronte a chi mi chiedeva di poter lavorare"

Non può mancare un pizzico di malinconia, ma anche la consapevolezza di aver fatto tanto per Cesena. Paolo Lucchi si accinge a lasciare Palazzo Albornoz dopo dieci anni di mandato, non prima di aver affrontato (e superato) l'ultima sfida, questa volta con la natura. Nei momenti concitati dell'esondazione del Savio, vedere il sindaco al Ponte Nuovo, alle 5 di mattina, 'controllare' il fiume, è stata una dimostrazione di grande attaccamento alla città.

E' diventato sindaco nel 2009, lascia Palazzo Albornoz nel 2019, come è cambiata Cesena in questi 10 anni?

È cambiata molto: in peggio ma anche in meglio. In peggio perché questi anni di infinita crisi economica e sociale - la peggiore dal secondo dopoguerra ad oggi, non dimentichiamolo -, ci hanno lasciato purtroppo in eredità più famiglie povere, maggiori diseguaglianze, tensioni diffuse. Ma è anche migliorata, perché allo stesso tempo Cesena rafforzato la propria rete di relazioni sociali ed economiche, mentre buona parte d’Italia l’ha vista disintegrarsi.

Il suo lascito più importante alla città e a chi dovrà amministrarla?

Un Sindaco non garantisce “lasciti”, ma progetti, finanziamenti, idee per la città del futuro. Nel caso della Giunta uscente, si tratta di decine di opere pubbliche (per un valore di 219 milioni, 191 dei quali giungeranno da finanziamenti europei, nazionali, regionali) che saranno realizzate nei prossimi 5/8 anni. Dal nuovo Ospedale, al Commissariato, alla Caserma dei Carabinieri, alla Facoltà universitaria di Psicologia ed allo Studentato, per intenderci.

L'evento più importante del suo mandato?

Per complessità, certamente il “Nevone del ‘12”, ed anche la piena del Savio dei giorni scorsi; per emozioni, la visita di Papa Francesco del 1 ottobre 2017; per tensioni, la scelta di trasferire Macfrut a Rimini, che ha consentito alla nostra Fiera di diventare la prima in Italia; per coinvolgimento personale, da tifoso, il fallimento del vecchio Cesena e la rinascita di quello appena promosso in Serie C.

Il momento più difficile in questi dieci anni?

Tanti e cioè quando ho dovuto allargare le braccia di fronte ai cesenati che mi chiedevano di poter lavorare e per i quali non ho avuto risposte pronte, utili a ridare loro la dignità che solo il lavoro garantisce. Chi farà il Sindaco si prepari: in questi momenti ci si sente impotenti, deboli, inutili. Ed é terribile

Il rimpianto più grande, la cosa che non è riuscito a fare?

Basta rileggere la risposta precedente per capirlo.

Cosa risponde a chi in questi anni ha accusato Lucchi di essere un "accentratore", poco propenso al confronto?

Che sono due bugie. Chi fa il Sindaco sa di doversi confrontare ogni giorno con ogni cittadino e che il confronto avverrà in ogni momento, che si sia impegnati in un’assemblea di Quartiere o che si stia passeggiando con la famiglia. Ed io l’ho fatto: non esiste cesenate, Associazione, Sindacato, cui abbia negato una risposta de visu o via mail. Se invece l’accusa è quella di aver fatto saltare alcuni dei “riti” della politica, sostituendoli con le decisioni dirette dei cesenati, allora si, lo ammetto, sono colpevole. Ma non mi sento in colpa, perché a mio parere, per esempio, “Carta Bianca”, con migliaia e migliaia di cittadini protagonisti, è un esempio di nuova politica e di protagonismo diffuso. Quanto all’essere un accentratore, da sempre, ed ho ormai 55 anni, non so lavorare che in squadra, come sa bene chi delle diverse squadre con me è stato parte. Ma un Sindaco, dopo aver ascoltato ed essersi confrontato, deve anche decidere. O no?

Tra le accuse dei suoi detrattori c'è quella di eccessivo "annuncismo" e "presenzialismo". Come le respinge?

Con i fatti: trasparenza vuole che i progetti si annuncino ai cittadini con anticipo rispetto alla loro realizzazione, per poi poterne discutere e perché nessuno ne sia sorpreso. Quanto al presenzialismo, in 10 anni non sono mai andato in un luogo nel quale non fossi stato invitato. A Cesena funziona così e vale per i grandi eventi, per i convegni, ma anche per i matrimoni, i festeggiamenti dei centenari o le inaugurazioni delle imprese. Il futuro Sindaco lo metta in conto: dovrà esserci sempre, quando invitato, eliminando dal calendario il sabato, la domenica, le giornate di festa. Ma in cambio otterrà di vivere una straordinaria esperienza umana.

Ha già annunciato che in estate farà il barista dell'hotel di sua moglie. E poi?

È vero, per l’intera estate sarò a disposizione di mia moglie nel suo hotel di famiglia, a Cesenatico, come barista. Prima però dovrò incassare le scommesse vinte con tutti coloro i quali pensavano che la mia fosse solo una boutade...... Poi, dal 1 settembre, tornerò a disposizione del Gruppo Confesercenti, di cui sono dipendente.

Dove c'erà un parcheggio, ora c'è una piazza sempre più avviata ad eventi e iniziative. Su Piazza della Libertà ha vinto lei?

Ha vinto Cesena, che oggi è più bella. Io ho semplicemente contribuito a rispettare un impegno del programma elettorale di coalizione del 2009, ribadito nel 2014. E se i cesenati, che ben conoscevano la mia determinazione, il 25 maggio 2014 hanno scelto di confermarmi con quasi il 56% dei voti, significa che la maggioranza di noi voleva quella riqualificazione. Capisco chi era contrario, lo è oggi e lo resterà per sempre, ma in democrazia funziona così. Poi sono ben consapevole di come i lavori siano durati troppo a lungo ed abbiano incontrato una quantità di problemi inimmaginabile. E, mi si creda, il più rammaricato per tutto questo sono io. Ma sono anche pronto a scommettere che andrà a finire come per Piazza del Popolo, che fino a pochi anni fa era la “bella addormentata del centro” ed ora ne è il punto cardine: quando, fra pochi mesi, inizieranno ad aprire bar, chioschi, ristoranti e negozi, quella Piazza sarà uno dei nostri punti di orgoglio cittadino.

Piazza della Libertà ha appena ospitato la festa del Cesena calcio, come vede il futuro della società?

Siamo in C e, come tutti, ne sono felicissimo. Quanto alla società, dovrà mantenere diritta la barra, per garantire ai cesenati trasparenza ed onestà di obiettivi. Abbiamo già provato sulla nostra pelle cosa significhi avere a che fare con dirigenti che scelgono di comportarsi in modo ben diverso e non meritiamo certo di rivivere l’incubo della scorsa estate. Soprattutto non lo meritano quelli che sono il vero patrimonio del Cesena: i nostri straordinari tifosi, quelli senza i quali nulla sarebbe ripartito.

La cosa che le mancherà di più lasciando la poltrona di sindaco?

La sensazione che ogni giorno, in ogni ora, sia possibile lavorare per migliorare la vita agli altri. Ma, poiché mio babbo e mia mamma mi hanno insegnato che la nostra vita serve prima di tutto a questo, mi porterò dietro la stessa determinazione anche nei prossimi impegni personali e professionali.

Un consiglio che si sente di dare a chi prenderà il suo posto?

Non tocca a me darne: ognuno ha il suo stile. Però al nuovo Sindaco basterà ricordare che il domani di una città va costruito con la stessa cura dell’oggi, senza esaltarsi nê deprimersi per la quotidianità. E magari ogni tanto rileggere lo straordinario cartiglio della nostra sala degli specchi: “ricordati che devi governare degli uomini (rispettandoli, quindi); che li devi governare con le leggi; che non li governerai per sempre”.

Le elezioni sono ormai vicine, pensa sia prevedibile un ballottaggio?

È inevitabile, lo dicono i numeri. Già nel 2014 molte città, anche in Emilia-Romagna, a partire da Modena, hanno scelto il loro Sindaco al ballottaggio. Accadrà anche a Cesena e sarà un’esperienza nuova, che forse servirà a rendere ancor più evidenti le differenze tra i candidati in campo.

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