"Mi avevano dato tre anni di vita", l'infermiera 'guerriera' vince la battaglia contro il cancro

Laura racconta la sua storia di sofferenza e rinascita. "La diagnosi era stata terribile, mi avevano dato solo tre anni di vita"

"Non è facile raccontare la mia storia ma ci proverò, voglio trasmettere il messaggio che con le cure giuste si può guarire". Comincia così il racconto di Laura Biserna, una storia di sofferenza, di paura di non farcela, ma anche di gioia e 'risurrezione'. "A novembre del 2017 durante un controllo di routine ho scoperto di avere un calcinoma maligno intestinale con più di venti metastasi al fegato". Per Laura, 50 anni, infermiera, abituata a vedere il dolore degli altri, la diagnosi è terribile: le rimangono solo tre anni di vita. "Mi è crollato il mondo addosso, non scorderò mai la freddezza con cui una cosa così pesante mi è stata comunicata, ricordo che ho versato una sola lacrima, e ricordo il viso impietrito di mia madre".

"All'inizio ho reagito male - racconta Laura - non volevo fare la chemioterapia, è una cura davvero pesante e invasiva, oltre alla caduta dei capelli le conseguenze le porto ancora oggi sul mio corpo". Dopo la chemio per Laura arrivano tre interventi al fegato, poi ancora chemioterapia e un quarto intervento all'intestino. L'infermiera 'guerriera' affronta un percorso difficile ma fatto anche di speranza. "Rispetto alla prima fredda diagnosi che mi dava solo tre anni di vita, all'Irst di Meldola, dove ho seguito la chemio, gli oncologi mi hanno dato speranza. Il chirurgo che mi ha operato all'ospedale Morgagni di Forlì mi ha detto: 'Io ci provo a salvarti la vita'".

Laura sottolinea quanto è importante avere fiducia nell'equipe medica che ti sta curando, e non solo dal punto di vista professionale, "ma anche per il supporto morale e umano che ti possono dare in quei momenti. In particolare un'infermeria del Bufalini, Claudia Zampa, è stata per me un angelo custode. Il segreto per andare avanti? Non fossilizzarsi a pensare solo alla malattia ma guardare al futuro, ai progetti. Durante la malattia ho iniziato a disegnare per svagarmi e distrarmi, non ho mai avuto crisi depressive".

"Ma la forza - spiega con convinzione Laura - ti arriva soprattutto dalla famiglia - ho avuto la fortuna di avere un compagno e una figlia straordinari, che mi hanno aiutato a non abbattermi nei momenti più difficili. Quei momenti che ti portano a dire 'ma perché proprio a me?'". L'infermiera che ha vinto la sua battaglia contro il cancro rivela una delle cose che aiutano a stare meglio: "Parlare della malattia, non chiudersi  in se stessi, tanto meno vergognarsi. All'inizio è molto difficile aprirsi ma poi mi ha aiutato a sfogarmi, soprattutto quando condividi la tua esperienza con persone che stanno lottando come te contro un male così subdolo. Si crea una solidarietà nelle corsie di ospedale che è difficile da spiegare. Ho incontrato tante donne come me ma anche ragazzi molto giovani, ci scambiavamo anche le cuffie".

Ma come ti cambia un'esperienza del genere? "Direi che ti segna, sono cambiata sia nel fisico, sono dimagrita molto, sia nel carattere. Ho imparato a vedere le cose in modo diverso, a non avere paranoie e soprattutto a non ingigantire i problemi. Quello che mi è successo mi ha insegnato ad avere tanta pazienza, le cure sono davvero pesanti e ho imparato a sopportare anche cinque ore di chemioterapia. Ora prendo tutto quello che mi succede con più leggerezza e faccio le cose con tranqullità".

Una battaglia contro un tumore, diventata molto mediatica, è quella della 'Iena' Nadia Toffa. La conduttrice tv ha scritto un libro "Fiorire d'inverno" in cui ha raccontato "come sono riuscita a trasformare quello tutti che tutti considerano una sfiga, il cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità“. Un messaggio che ha attirato molte critiche, e che non trova d'accordo neanche Laura: "Il cancro come un dono? Non penso proprio, credo che un tumore sia un'esperienza in un certo senso anche formativa, che sicuramente ti cambia la vita, ma non sicuramente un dono".
 

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