Il sindaco Enzo Lattuca inaugura “Libri-Liberi”, la mostra di Giorgio Bevignani

Libri come semi di Libertà. L’arte per simboleggiare la continuità storica, culturale, concettuale tra l’idea rinascimentale di Biblioteca, come la Malatestiana di Cesena, e la sua immutata funzione sociale nel terzo millennio.

Libri come semi di Libertà. L’arte per simboleggiare la continuità storica, culturale, concettuale tra l’idea rinascimentale di Biblioteca, come la Malatestiana di Cesena, e la sua immutata funzione sociale nel terzo millennio. E’ questa l’ispirazione cui, attraverso la materia da lui modellata, Giorgio Bevignani ha dato forma d’arte e venerdì 4 Ottobre alle ore 18.30 alla Galleria Comunale di Palazzo del Ridotto a Cesena, la sua mostra personale dal titolo “Libri-Liberi” ha aperto le porte al pubblico per rimanere visitabile sino a giovedì 31 ottobre.

A suggellare l’importanza dell’evento che non solo è ospitato dalla città, ma dialoga culturalmente con questa, la sua storia e i suoi simboli, la presenza all’inaugurazione della mostra del primo cittadino di Cesena, Enzo Lattuca, del vice sindaco Christian Castorri e dell’assessore alla Cultura, Carlo Verona.
Con loro, tantissimi appassionati d’arte e cittadini cesenati che già prima dell’apertura al pubblico di Palazzo del Ridotto si sono presentati davanti alla Galleria comunale pieni di curiosità. Ripagata dall’allestimento dell’esposizione che vede collaborare nella sua organizzazione il Comune di Cesena, la Galleria Stefano Forni, la curatrice di eventi d’arte Francesca Caldari con il contributo di Romagna Fiere.

“Libri-Liberi”

Giorgio Bevignani per il titolo della mostra site-specific alla Galleria Comunale di Palazzo del Ridotto, trae ispirazione proprio dal concetto rinascimentale che da vita ad una idea “nuova” di Biblioteca: una  raccolta di libri aperta a tutti. Libera, e pertanto biblioteca comunale.
“Libri-Liberi” è conoscenza, libertà, crescita, fioritura.
La parola libertà deriva difatti dal sanscrito “leudh” che significa crescere, fiorire, germogliare e che a sua volta dà origine in latino e greco ai termini “libertas” ed “eleutheros”.

Le opere esposte sono evocatrici di semi, trame-orditi, e ricordano la difficoltà dello stare insieme nella società. Nella sala principale è allestita l’opera Soul of the dawn, 13 chilometri di fibra sintetica intrecciata a maglia dall’artista, che restituisce allo spettatore una gamma cromatica sulle tonalità del rosa catapultandolo in un’atmosfera onirica e sensualmente rassicurante che ricorda un abbraccio o un’immersione nel proprio sè più intimo. Nell’ultima sala sono visibili le opere della serie “Iridi”, una materia di poliuretano, polipropilene, silicone e pigmenti che evocano la forma dei semi.

A queste, è abbinata un’ulteriore creazione site-specific dell’artista che il pubblico potrà ammirare proprio all’interno della Biblioteca Malatestiana.

“Come i semi all’interno dei quali sono presenti tutte le informazioni per far nascere e sviluppare una pianta con le stesse caratteristiche genetiche, migliorandole anche nel tempo, così - dice Giorgio Bevignani - la conoscenza trasmessa dai libri permette lo sviluppo di nuove idee, migliorando le possibilità del vivere comune”. 

Silvia Grandi in un suo testo ci introduce nella specificità dell’opera “Soul of the dawn”:“Questo è il risultato tangibile di una gestualità ripetuta e di volta in volta modificata di chiaro stampo performativo, presente anche in altri lavori di Bevignani. Elementi performativi diretti, rintracciabili nel suo porsi a contatto con i materiali, come ad esempio intrecciando a maglia per mesi il filato di fibra sintetica di Soul of the dawn”.

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Paola Naldi raccontando il lavoro di Bevignani scrive: “Non è scultura l’opera di Giorgio Bevignani, anche se prende forma di una cascata leggera come una rete che imprigiona l’atmosfera o di spugne che richiamano pezzi di corallo che sembrano escrescenze delle pareti. I suoi lavori sono piuttosto puro colore che si materializza in forme concrete, studio di trasparenze, di giochi traslucidi di somme e sottrazioni, rimandando ad una dimensione più profonda, nell’inconscio, delle cose”.
(testi tratti dalla rassegna stampa della mostra “Rubra Rebour” alla Galleria Stefano Forni di Bologna).    

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