Il questore Loretta Bignardi lascia Forlì-Cesena: "E' un territorio sano, i cittadini segnalano e denunciano"

Loretta Bignardi, dopo quasi tre anni alla guida della questura di Forlì-Cesena lascia il posto del massimo vertice della Polizia sul territorio provinciale

Loretta Bignardi, dopo quasi tre anni alla guida della questura di Forlì-Cesena lascia il posto del massimo vertice della Polizia sul territorio provinciale, per andare a ricoprire l'analogo ruolo alla Questura di Ravenna. Originaria di Desenzano del Garda, 61 anni, a Forlì è arrivata dalla questura di Lodi dopo una carriera che l'ha vista toccare Firenze, Roma e Torino, in molti casi impegnata nelle indagini delle Direzioni Investigative Antimafia. Impossibile non rilevare che resta una dei pochissimi questori donna in servizio in Italia, che si contano sulle dita di una mano sola.

Questore, che livello di sicurezza lascia nella provincia di Forlì-Cesena?
“Lascio un territorio sano, è un dato da dirsi con convinzione. Qui ho trovato una popolazione attenta, attiva e partecipativa, dandoci il supporto di cui abbiamo bisogno. I dati ci danno ragione, ci sono reati che creano più disagio nella sfera personale, come i furti in casa, per i quali le statistiche ci dicono che sono in diminuzione. Questo non significa che il problema sia risolto, ma se gli indicatori ci dicono che sono in calo vuol dire che siamo sulla buona strada. Ma c'è sempre da lavorarci”.

Ci sono problematiche specifiche per la sicurezza?
“Quello di Forlì-Cesena è un territorio ricco, che può essere interessato da infiltrazioni della criminalità, come tutti i territori ricchi. Ma è positivo che qui ci sia una propensione alla denuncia, non è vero che 'la gente non denuncia'. L'altro impegno gravoso di questo territorio sono le tante attività di ordine di pubblico (gli apparati per la sicurezza di partite di calcio, manifestazioni politiche, eventi pubblici , ndr). Penso ad esempio alle manifestazioni politiche di Predappio, ma anche agli Europei di Calcio Under 21. Questo richiede un grosso sforzo di tutte le forze dell'ordine del territorio”. 

VIDEO - Il bilancio del questore uscente per la sicurezza della provincia

Le richieste sempre più stringenti di sicurezza, per esempio le normative anti-terrorismo e anti-incendio, hanno messo in crisi non poco eventi molto partecipati, pensiamo alla Segavecchia, la Festa dei Falò a Rocca San Casciano, il Carnevale in piazza Saffi. Alcuni eventi alla fine non si sono tenuti o sono stati ritarati. E' tutta burocrazia o ha un'utilità?
“Noi partecipiamo per la parte di nostra competenza ai tavoli della prefettura che si occupano di queste problematiche. Dopo i fatti di Torino c'è più coscienza dei rischi, col passare degli anni ci sono atteggiamenti di sempre maggior prudenza e forse prima c'era c'era anche una cognizione più superficiale dei problemi che si potevano verificare. Il dovere di tutelare le persone è superiore a qualsiasi altro ragionamento, e non c'è certo la volontà di limitare il divertimento, che anzi ben venga”.

A proposito, questo si è anche detto in occasione dell'ordinanza anti-alcol e vetro del Comune di Forlì. L'assessore ha spiegato di aver condiviso il percorso con la Questura.
“Sì, ci avevano informati che avevano in animo di applicare una tale regolamentazione, ma non c'è stata una condivisione nei dettagli. I divieti si possono comprendere come scelta per garantire una convivenza civile. Poi si potrà argomentare che è contro i giovani? La radice della questione è uno squilibrio anagrafico conseguente all'invecchiamento della popolazione. Un trentenne ha una tolleranza diversa al rumore sotto casa rispetto ad una persona anziana, nelle grandi città in cui ho lavorato questo problema si pone già da tempo, e sorge la necessità di compenetrare le esigenze di giovani e anziani. Mi piace citare come buon esempio il caso in piazza Santa Croce della movida di Firenze, che è una movida molto importante per la presenza anche di turisti: qui i locali hanno fatto sistema e sono stati bravi a gestire le difficoltà”.

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Dall'8 agosto è attiva la normativa sul 'codice rosso', che obbliga gli apparati delle forze dell'ordine a risposte tempestive nei casi di violenza su donne e minori. 
“Sì, impone dei tempi molto celeri. Possiamo dire che ci sono già due casi in gestione alla Squadra Mobile, due situazioni in cui è stato attivata dalla Polizia la procedura del 'codice rosso' negli ultimi giorni. E' stato potenziato l'ufficio della Squadra Mobile che si occupa di questo genere di violenze e che vede impegnato personale femminile, perché in questo genere di reati è importante anche questo. Era  un problema già seguito, cercheremo di dare risposte ancora più pronte con risultati più performanti”.

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