Il mistero di Leonida 'il Pazzo' Malatesta: "Il cranio esposto al museo non può essere il suo"

Sono stati resi noti i risultati definitivi dello studio multidisciplinare volto ad analizzare e identificare il cranio esposto presso il museo Renzi

Svelare il mistero di Leonida Malatesta, detto "il Pazzo": è l'obiettivo del convegno svoltosi al Museo Renzi il 7 dicembre, dove sono stati resi noti i risultati definitivi dello studio multidisciplinare volto ad analizzare e identificare il cranio esposto presso lo stesso museo. La ricerca è stata eseguita dal medico e paleopatologo Francesco Maria Galassi della Flinders University (Australia), precedentemente ricercatore presso l’Università di Zurigo, il cui intervento si è alternato a quello degli altri membri dell’équipe composta da Elena Varotto dell'Università di Catania, Alessandra Peroni (paleografa) ed Elisa Tosi Brandi (storica) dell'Università di Bologna, Stefano De Carolis della Scuola di Storia della Medicina di Rimini, Andrea Antonioli (Direttore del Museo e Biblioteca Renzi) col suo staff di adArte Rimini composto da Marcello Cartoceti, Chiara Cesaretti e Luca Mandolesi. Ha introdotto i lavori il vicesindaco Marina Tosi alla presenza del Presidente del Museo Nevio Magnani.

Galassi ha spiegato l'esito della sua ricerca scientifica: "Tramite l’applicazione di vari metodi antropologici, è emerso che il soggetto è un individuo di sesso maschile sulla base della morfologia cranica, mentre per quanto riguarda la stima dell’età alla morte si è stabilita un'età media di 47,5 anni. La lesione sull’osso frontale del cranio è da considerarsi avvenuta durante la vita dell’individuo, causata probabilmente da un colpo di fendente al quale il soggetto sopravvisse per qualche tempo. Inoltre, la lesione è caratterizzata da un'ampia reazione ossea proliferativa che ha portato alla formazione di nuovo tessuto apposto all’iniziale trauma, con la formazione di quello che viene chiamato “sequestro osseo”, volto a contenere il tessuto necrotico in eccesso: questo fenomeno si verifica in seguito a un'infezione dell’osso stesso che prende il nome di osteomielite. Sulle ossa nasali è stato rilevato, inoltre, un piccolo callo osseo formatosi in risposta a un evento traumatico. In merito alla datazione del cranio, il radiocarbonio ha stabilito che l'epoca in cui visse il soggetto è compresa tra il 1295 e il 1400 d.C".

"Dunque non può trattarsi di Leonida Malatesta detto il Pazzo – precisa il Direttore Andrea Antonioli, che in passato aveva individuato le notizie riguardo l'attribuzione del teschio al Malatesta – Leonida il Pazzo nacque nel 1562 e morì nel 1600, dunque in un'epoca posteriore – e non di poco – di almeno 150-200 anni. Ritengo invece possa trattarsi di un condottiero o un soldato colpito nel corso di una battaglia. Si ricordano in questi luoghi alcuni episodi di lotte tra i rami malatestiani, come ad esempio la guerra durata quattro mesi, fino al giugno 1312, tra il guelfo Malatestino dall'Occhio di Rimini (figlio di Malatesta da Verucchio – chiamato il Mastin Vecchio da Dante nel canto XXVII dell'Inferno), il quale fu inviato dal rettore della Romagna Giovanni di Mantiglia (per conto di re Roberto) contro il ghibellino Guglielmo Malatesta della vicinissima Sogliano. Oppure le sanguinose scorrerie del 1358 effettuate dai Lanzichenecchi comandati dal conte Lando (Corrado Wirtinger di Landau) che misero a dura prova un po' tutti i castelli tra Uso e Rubicone. In ogni caso – conclude Antonioli – si tratta di un successo non solo per la scienza, ma anche per la storia, poiché questa indagine ha permesso di delineare nuovi orizzonti fin qui ancora inesplorati dell'intera storia della nostra zona di cui il Museo Renzi ne è memoria e custode. E poi, una simile ricerca, condotta da un grande paleopatologo come il romagnolo e “internazionale” Galassi, giova tantissimo alla causa di un museo votato alla ricerca e allo studio come il nostro".

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