Gioco d'azzardo, dal Punto Snai l'attacco al sindaco: "Fa chiudere aziende con ipocrisia"

“Se non facessero piangere molte famiglie di impiegati e imprenditori del settore del gioco pubblico lecito, le parole del Sindaco farebbero sorridere"

“Se non facessero piangere molte famiglie di impiegati e imprenditori del settore del gioco pubblico lecito, le parole del Sindaco farebbero sorridere. Lucchi dice che alle 90 e passa aziende colpite dal provvedimento ammazza-scommesse ‘basta spostarsi’ per sopravvivere, e che la ‘soluzione è dietro l’angolo’. Parole sue. Dimentica però il primo cittadino di Cesena che, grazie alla sua mappatura dei luoghi sensibili da cui tenersi lontano, resterebbe possibile trasferirsi in poco meno del 7% (sette!) del territorio cesenate. Sempre che il piano regolatore lo permetta”: Daniele Ferrini, del Punto Snai di via del Mare a Cesena ribatte al sindaco sulla virata anti-slot del Comune, alla luce della nuova legge regionale che mira a prevenire la piaga delle ludopatie.

Diversi nodi, infatti, stanno venendo al pettine. Il primo è quello dell'ippodromo, un bene del Comune stesso, che si trova a vivere l'assurda situazione di poter fare le corse dei cavalli e in quanto tale considerato luogo sportivo, e contemporaneamente non può raccogliere le scommesse ippiche (che è la finalità delle corse) in quanto i luoghi sportivi devono essere off limits a ogni forma di gioco d'azzardo (ma all'ippodromo di Bologna, con la stessa legge regionale, il problema non viene posto). Ci sono poi le sale scommesse che puntano il dito su presunti favoritismi quando il sindaco chiama la politica ad una deroga per l'ippodromo. E' il caso, appunto del Punto Snai di via del Mare, che non ha digerito neanche l'ultima risposta fornita solo ad alcuni media domenica scorsa.

Lamenta Ferrini: “E se un’azienda si fosse indebitata per acquistare muri dove esercita l'attività, che fa? Butta via tutto in due mesi, perché qualcuno si è inventato che allontanare il gioco (lecito!) dalle parrocchie o dalle palestre, farebbe smettere il vizio? E chi li paga i danni per perdita di avviamento e di trasferimento? Li anticipa il Sindaco i soldi per lo spostamento forzato dell'azienda, dei suoi beni e dei lavoratori? Neanche nella Russia sovietica accadevano cose simili. E con quali certezze per il futuro? Il regolamento di Cesena prevede addirittura che se, una volta spostati con armi e bagagli, vicino al nuovo sito sorgesse un’altra attività sensibile, ci si dovrebbe traferire un'altra volta”.

Ferrini contesta però alla radice l'obiettivo della legge, sebbene purtroppo le statistiche indichino sempre di più un aumento esponenziale delle somme giocate a fronte di scarsissimi aumenti di ricchezza delle famiglie: “Il Sindaco dice che gli esercenti non hanno sensibilità verso la ludopatia. Falso. Ma cos'è la ludopatia? E' purtroppo un vizio grave, una patologia, un'esagerazione. Ma un vizio marginale. Il resto sono piccole giocate, passatempo, momento ricreativo. Il 99% di chi fa una scommessa ai cavalli o gioca la vittoria della propria squadra è fatto di persone normali che, ogni tanto, tentano la sorte. Come giocano a carte o si fanno un bicchiere di vino. Vogliamo chiudere o spostare lontano da palestre, scuole, parrocchie tutti bar perché offrono vino? Perché uno su cento si ubriaca mandiamo i bar in un ghetto in periferia? E lì l'ubriaco berrà di meno... o di più? Ma come fa l'indignato Capo di Palazzo Albornoz a non vedere l'ipocrisia di tutta questa presunta guerra al vizio del gioco, in cui per abbattere una mosca si spara col cannone? E si mira pure male”. Senza contare anche l'aumento esponenziale, quello sì lontano dagli occhi, del gioco d'azzardo online.

Conclude Ferrini: “Perché l’amministrazione non fornisce numeri reali della ludopatia e non comunica le fonti ufficiali? Quante sono oggi le persone che si rovinano con scommesse sui cavalli o sullo sport, e che si sono rivolte al servizio pubblico per patologie di gioco? Non si sa. La verità, purtroppo, è che la legge ed il regolamento del comune di Cesena sono frutto solo di movimenti a tentoni, a caso. Non c’è alcun dato scientifico che suffraghi le scelte delle amministrazioni. Un patetico perbenismo: allontaniamo il problema per non averlo davanti agli occhi. Obblighiamo le imprese ad andare lontano, così non le vediamo più davanti alle nostre case e chiese. L'unica cosa certa è la messa in crisi di aziende oneste che danno lavoro a gente onesta.  Se quello, poi, della perdita del posto di lavoro è per il Sindaco un ricatto che lo infastidisce, beh, abbia il coraggio di fare un incontro con tutti i dipendenti del settore a rischio licenziamento. Ne vedrà delle belle. Sempre comodo fare i moralisti sulla pelle degli altri”.

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