Diocesi in lutto: addio a don Marino Budellacci, per 55 anni parroco di Villachiaviche

Nato nel 1931 e ordinato sacerdote nel 1954. E' stato parroco fino all'arrivo di don Daniele Bosi

Si è spento don Marino Budelacci, primo parroco di Villachiaviche. Nato nel 1931 e ordinato sacerdote nel 1954. E' stato parroco fino all'arrivo di don Daniele Bosi. 

Mercoledì sera alle ore 20.30 sarà celebrata una messa per don Marino, veglia di preghiera alle ore 21, mentre il funerale si terrà giovedì alle ore 9.30.

Don Marino Budellaci, nato nel 1931,viene ordinato prete nel 1954, era di San Vittore, inizia il ministero come cappellano a Sant’Egidio e dopo 3 anni, nel 1957, avvia la parrocchia autonoma di Villachiaviche. Rimane parroco per 55 anni, fino al 2012. Fino al 2018 ha abitato in una abitazione privata vicino alla parrocchia, poi dall’agosto 2018 è stato ricoverato al Don Baronio dove è spirato il 29 giugno 2020.

Don Daniele ha raccolto la sua testimonianza, durante la messa di saluto alla parrocchia avvenuta il 26 maggio 2013.

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“Carissimi parrocchiani e amici che siete presenti oggi per festeggiare il cinquantanovesimo anno della mia consacrazione sacerdotale, avvenuta nella Cattedrale di Cesena il 10 luglio 1954, dal Vescovo di Segni, ausiliario di Palestrina mons. Pietro Severi, sacerdote di Cesena nostro insegnante di Teologia. Il Vescovo mons. Vincenzo Gili ha assistito perché già ammalato. Subito sono stato inviato cappellano nella parrocchia di Sant’Egidio che comprendeva allora anche la frazione di Villachiaviche. Parroco era don Adamo Carloni. Ricordo che a S. Egidio esisteva solo la casa canonica costruita al grezzo senza intonaco, dal primo parroco don Dino Cedioli. Mi ricordo bene che quell’anno aveva fatto molta neve che entrava nelle fessure e giungeva nella camera da letto e nello studio. Poi nel 1957 mi chiama il Vescovo Vincenzo Gili e mi nomina “apostolo” della Via Cervese, perché allora esisteva solo la parrocchia di Sant’Egidio. Prendo la mia “Topolino” e da S. Egidio arrivo ai confini della Diocesi di Cesena e mi accorgo che vi sono ben quattro borgate senza chiesa: Villachiaviche, Calabra, Calabrina, Pioppa. Io mi sono fermato solo alla prima borgata per fare una parrocchia. Il Vescovo mi ha dato ragione e ha inviato altri sacerdoti per le frazioni di Calabra, Calabrina e Pioppa per costituire nuove parrocchie. In quegli anni non esisteva ancora l’8 per mille e c’eran solo i contributi statali per costruire il grezzo. Nella frazione di Villachiaviche esisteva solo il Circolo dei Repubblicani, il più organizzato della Via Cervese, mentre i Comunisti avevano solo in affitto un piccolo Bar e la sala da ballo molto frequentata anche dalle altre frazioni. Cosa fare? Pensa e ripensa. Decido di rubare ai comunisti quell’ambiente centrale nella borgata. Ne parlo con un bravo uomo, Primo Drudi, e lo mando come mediatore dal padrone del locale che abitava a Cervia. Sapendo quanto prendeva di affitto, noi proponiamo quasi il doppio. Se i comunisti avessero saputo che era un prete a chiedere quel locale avrebbero pagato il triplo. Allora dico al mediatore di spargere voce che in quel locale si farà un allevamento di polli. I comunisti lasciano il locale e noi firmiamo il contratto. Io e don Adamo, che era il parroco, andiamo a vedere il locale. Il proprietario ci accompagna. Siamo dentro alla sala da ballo e vedo uno straccio rosso per terra ma non ci faccio caso. Arriva di corsa il gestore della sala da ballo e del bar dei comunisti e si precipita a raccogliere quello straccio rosso. Era la bandiera del partito Comunista. Se avessi pensato cos’era quello straccio rosso lo avrei rubato e me lo sarei legato ai fianchi sotto la lunga veste nera. Poi la storia inizia: mando i muratori per mettere a posto il bar e prepararci un piccolo appartamento per me. Il salone da ballo diventa la chiesa – oratorio. L’ultimo sabato del mese di ottobre 1957 una processione si snoda da S. Egidio guidata dal Vescovo mons. Vincenzo Gili arrivando a Villachiaviche a benedire il nuovo centro parrocchiale provvisorio. Il Vescovo ritorna la domenica mattina per celebrare la Messa. E’ piena di donne e il vescovo mi dice in un orecchio: “In questo paese esistono solo le donne?” E così inizia la nostra parrocchia. Si inizia la vita nella parrocchia con le funzioni ogni giorno e il catechismo in preparazione alla comunione e alla cresima. Poi si fanno le laboriose pratiche per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale. Nel 1961 inauguriamo la chiesa e la canonica, che anno per anno saranno completati. Questa è la storia della nostra parrocchia. Don Marino Budellacci”.

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