Deportati ed uccisi ad Auschwitz, i parenti a Cesena: "Testimonieremo chi erano i Saralvo"

Domenica nella Sala lignea della Malatestiana si aprirà l'album dei dolorosi ricordi. I Saralvo furono arrestati nel 1943 a Cesena e deportati nel campo di sterminio

Domenica Cesena si fermerà per ricordare l'orrore vissuto da una famiglia ebrea cittadina che fu deportata e uccisa nel campo di concentramento di Auschwitz. La Sala Lignea della Biblioteca Malatestiana farà da cornice a un momento di doloroso ricordo  per i parenti della famiglia che all'epoca della legislazione razzista risiedeva a Cesena. “Da Cesena ad Auschwitz. I Saralvo, per non dimenticare”. Il cognome Saralvo indica una sicura origine sefardita, il loro arrivo a Cesena è documentato a partire dal 1889.

Mario Saralvo, sua moglie Amalia Levi e il  figlio Giorgio abitavano nell'allora Piazza Vittorio Emanuele, che poi diventerà Piazza del Popolo. Furono arrestati nel dicembre 1943 e trasferiti nel carcere “Caterina Sforza” di Forlì. I Saralvo saranno poi deportati ad Auschwitz con il convoglio numero 10 partito da Fossoli il 16 maggio 1944. Nel campo di concentramento troveranno la morte.

"Sarà un'occasione per ritrovare una parte della famiglia - spiega Gustavo Saralvo, che sarà presente all'incontro iniseme ad Anna Saralvo e Mara Zambelli Catani - e per testimoniare chi erano i Saralvo, ce ne sono tanti anche a Bologna e Ferrara". Poi apre l'album dei dolorosi ricordi: "Mio padre, scomparso nel 2012, mi ha raccontato le drammatiche vicissitudini della famiglia. L'arresto di Mario Saralvo, insieme alla moglie e al figlio a Cesena. Il cugino di Mario fu invece arrestato a Marradi, in provincia di Firenze, sul versante romagnolo dell'Appenino. Al momento della cattura ebbe un infarto e morì. I tedeschi si 'impietosirono' e restituirono il cadavere alla famiglia. Fu sepolto dopo il funerale fatto di nascosto".

"Ricordi che mi sono stati raccontati da mio padre, che da studente a Bologna fu renitente, non si presentò alla chiamata della Repubblica di Salò". Anche i coniugi Davide Saralvo ed Eufrosina Senigaglia si trasferiranno poi a Cesena, da Lugo: "Davide era il fratello di Mario, è molto probabile - spiega Gustavo Saralvo - che il mio bisnonno Samuele disse a Davide di andare a Cesena per lavorare insieme al fratello, nel negozio che gestiva. E probabilmente proprio per attriti sul lavoro poi le due famiglie si separeranno sia fisicamente che affettivamente".

L'incontro di domenica sarà anche l’occasione per la presentazione delle Carte restaurate che appartenevano alla famiglia ebrea cesenate, e ritrovate nella casa di Piazza Vittorio Emanuele. "Sono andato a vedere quella casa insieme a mio padre - spiega Gustavo - è stata un'emozione molto forte. Tra le Carte rinvenute c'è il ketubah, il contratto che gli ebrei siglano al momento del matrimonio, una nostra tradizione e i libri di preghiera che si tramandano di padre in figlio".

Ma la storia dei Saralvo è anche quella a tratti incredibile di Corrado Saralvo, cugino di Mario, superstite allo scempio nazista. "Era ingegnere alla Breda, fu catturato a MIlano - racconta Gustavo - e deportato ad Auschwitz nell'ottobre del '44 con la moglie. Nel gennaio del '45 fu liberato dall'armata rossa dopo enormi traversie. La sua è una storia molto simile a quella di Primo Levi, i due si conoscevano. Nel 1969 scrisse un memoriale della propria esperienza di deportato, 'Più morti più spazio'. Quando tornò a casa per la famiglia fu praticamente un miracolo".

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