Mamme, straniere, a volte laureate: le tante storie di chi riparte dall'italiano per farsi un futuro qui

Tutte queste persone, con differenti storie alle spalle e una visione del futuro personale, sono unite dall'aver frequentato il corso "Benvenute a scuola mamme"

Yuri e Natalia sono entrambi sono laureati in Ingegneria chimica. Sono venuti via dall’Ucraina perché, pur essendo qualificati, non ricevevano uno stipendio adeguato che permettesse loro di fare progetti. Majdouline è marocchina. Nel suo paese ha una laurea infermieristica. Lubzana è bengalese. È una psicopedagogista che, in Italia, fa la negoziante. Naima è marocchina ed educatrice. Kize è una signora albanese in Italia da 20 anni. Vedova dall’età di 30, ha costruito a Cesena, da sola, un futuro per i suoi figli e i suoi nipoti. Mamhdul è bengalese. Vuole rimanere qui a lavorare e rientrare nel suo paese solo per le vacanze. Per le sue figlie, tutte femmine, desidera una laurea in Italia. Eriona è albanese. È sempre stata una studentessa molto dotata e, mentre cresce i suoi figli, ancora molto piccoli, continua a dedicarsi alla sua formazione. Asime è kosovara, fa la mamma e, nel frattempo, non trascura la propria crescita linguistica.

Tutte queste persone, con differenti storie alle spalle e una visione del futuro personale, sono unite dall'aver frequentato il corso "Benvenute a scuola mamme", un progetto inserito del Ptof (Piano dell'offerta formativa) organizzato dal terzo circolo didattico, in collaborazione con il Cpia di Forlì. Con tanta voglia di imparare e di mettersi in gioco, dopo aver accompagnato i figli a scuola, sono tornate sui banchi per imparare meglio la lingua italiana. Lo scopo del progetto, infatti, è quello di favorire l'inclusione delle mamme straniere affinché possano migliorare la loro integrazione e siano più vicine ai loro figli che frequentano le scuole italiane. 

La rassegna potrebbe andare avanti. Gnippy è guineana, viene da una famiglia molto aperta, che le ha permesso di studiare e le ha dato un modello genitoriale aperto e collaborativo. Sta studiando da educatrice e nel suo Paese ha una laurea in Economia. Liliana è peruviana. Anche lei fa la mamma e, nell’attesa che le sue figlie crescano, divide il suo tempo fra un piccolo lavoro e un po’ di studio. Shima è bengalese. È sarta e viene a scuola vestita dei bellissimi costumi del suo paese. Ha una marito che ha lavorato a lungo nella cooperazione internazionale. Ruslana è ucraina e fa la parrucchiera. Cristina è brasiliana. È estetista ed ha un marito italiano che è informatico. Entrambe affrontano l’apprendimento della lingua con la stessa cura con cui si occupano di corpo e capelli.

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Gli iscritti al corso sono stati quasi 80 (tra loro si è visto anche qualche papà) divisi in corsi diversi a seconda del livello di partenza. Il primo corso a essersi diplomato è stato quello del livello A2 (da ottobre a marzo per un totale di 80 ore) composto da 13 partecipanti (dai 25 ai 45 anni), alcuni di loro anche laureati nel loro Paese d'origine. Lunedì mattina alla presenza del dirigente del Terzo circolo, Giuseppe Messina, e della dirigente del Cpia Forlì-Cesena Giuliana Marsico, della referente e docente del corso Roberta Iacobelli e delle referenti del Ptof Marta Zappatore, Angela Riceputi e Maria Luisa Villa, si è svolta la cerimonia di conclusione del percorso. Oltre ad aver consolidato le basi linguistiche e arricchito il patrimonio lessicale, i corsisti, grazie anche al bel clima che si è creato in aula, hanno stretto amicizia tra di loro e avviato proficui scambi culturali. Ma non è finita qui, perché dopo aver conseguito il diploma di livello A2 (che dà la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno di lungo periodo) i corsisti stanno continuando a frequentare il livello B1, perché le maestre, oltre alla lingua italiana, hanno trasmesso il messaggio che l'integrazione, prima di tutto, deve passare dalla curiosità e dalla conoscenza. 

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