Migliaia di cuccioli dall'estero venduti illegalmente in Italia, la banda falsificava anche i pedigree

Una donna di 36 anni di Cesenatico, in particolare fungeva da centralinista, raccogliendo le richieste degli utenti finali di un sistema che è stato però smantellato dall'operazione "Luxury dog"

Nella banda, che si fingeva un un'organizzazione che commerciava cuccioli di cane anche con pedigree (in realtà falsi), ognuno rivestiva un ruolo. Una donna di 36 anni di Cesenatico, in particolare fungeva da centralinista, raccogliendo le richieste di clienti che consultavano gli annunci sul web, un'interfaccia "rassicurante" per l'utente finale di un sistema che è stato però smanetellato dall'operazione "Luxury dog" della polizia di Frontiera di Rimini che, con il supporto della squadra Mobile di Rimini e le Guardie Ecozoofile, ha sgominato una banda di trafficanti di cuccioli di cane. La cesenaticense è finita agli arresti domiciliari.

L'inchiesta era partita nel 2018 quando, dalla Slovacchia, è emerso come dei malviventi muovessero un ingente numero di animali alla volta dell'Italia. A gestire il tutto era un nucleo famigliare, composto da un italiano che viveva all'estero, la sua compagna e il figlio della coppia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il trio si occupava di reperire i cani appena nati negli allevamenti locali, pagandoli tra i 30 e i 100 euro, per poi trasportarli verso l'Italia dove sarebbero stati venduti a prezzi che variavano tra i 1000 e i 1800 euro.

Per i cagnolini iniziava così un viaggio dell'orrore, stipati in gabbie sporche, senza cibo o acqua, quando ancora non avevano compiuto i tre mesi e 21 giorni previsti dalla legge. Gli animali, inoltre, non erano sottoposti a vaccinazioni o questa, se fatta, non aveva ancora sortito il suo effetto. Allo stesso tempo, affidandosi a una stamperia individuata nel napoletano, i cuccioli venivano spacciati per figli di campioni con tanto di pedigree. I documenti erano riferibili, sempre secondo le accuse, a una fantomatica associazione Kennel Club Italia di Villa Ricca, in provincia di Napoli. Allo stesso tempo, si è scoperto che il microchip impiantato nei cani erano reperiti sul mercato asiatico e inoculati da personale non veterinario.

Nel corso delle indagini gli investigatori, col supporto delle Guardie Ecozoofile, hanno monitorato decine di episodi di importazioni illegali. Gli acquirenti acquistavano i cuccioli tramite portali internet e, una volta conclusa la transazione, gli animali si muovevano dalla Slovacchia alla volta del nostro Paese. Con l'ausilio del personale della polizia Stradale, i carichi sono stati monitorati al loro ingresso dalla frontiera di Tarvisio e, durante l'inchiesta, sono stati 5 gli autoveicoli sequestrati col loro carico di cuccioli.

Il capo della banda, l'italiano 64enne, è stato arrestato a Savona mentre effettuava una consegna di cani. La compagna, una slovacca 45enne, e il figlio 33enne, sono stati invece catturati in Slovacchia. Le altre misure di custodia cautelare hanno colpito un bellariese 33enne, finito in carcere, così come un napoletano che si occupava dei falsi documenti. Mentre ai domiciliari sono finiti la donna di Cesenatico 36enne, un santarcangiolese 60enne, anche lui addetto alle vendite. La banda aveva un volume d'affari stimato intorno al milione di euro e, secondo gli inquirenti, sono stati oltre 5mila i cuccioli venduti in maniera truffaldina.

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