Omicidio, 24 anni di carcere per la nipote: esultano le parti civili. La difesa: "Faremo appello"

La sentenza della corte d'assise del tribunale di Forlì è arrivata intorno alle 17:30. La difesa: "Faremo appello"

Paola Benini condannata, in primo grado, a 24 anni per omicidio volontario aggravato. E' arrivata intorno alle 17:30 la sentenza sull'omicidio di Alfredo Benini. La corte d'assise del tribunale di Forlì si era riunita in camera di consiglio dalle 10:40 di venerdì mattina. I giudici hanno quindi avallato la tesi accusatoria del pm Sara Posa, un omicidio doloso, per motivi economici. "Faremo appello e continueremo la nostra battaglia", dichiara dopo la sentenza l'avvocato Francesco Pisciotti, legale dell'imputata, che è stata riconosciuta colpevole dell'omicidio dell'anziano zio.

"Attendiamo le motivazioni entro i 90 giorni, - prosegue il legale - faremo appello e proseguiremo la nostra battaglia perché siamo convinti della non colpevolezza dell'imputata".

Di animo opposto l'avvocato di parte civile Raffaele Pacifico: "Siamo soddisfatti per il contributo che abbiamo dato alla ricostruzione della vicenda. Siamo stati una parte civile attiva, non appiattita sulla posizione del pm. Non si può essere contenti, neanche oggi, se si pensa ai patimenti vissuti dall'anziano. Come parte civile abbiamo chiesto un risarcimento di 150mila euro, che il giudice ha ritenuto liquidabile in separata sede civile".

Davanti al collegio dei giudici togati e popolari (presidente del collegio Rossella Talia e Marco De Leva giudice a latere), nella mattinata di venerdì era stata la volta delle repliche delle parti dopo la requsitoria del pubblico ministero di mercoledì, e l'arringa difensiva del legale dell'imputata Paola Benini giovedì.

Un omicidio doloso maturato per motivi economici: questa la tesi dell'accusa. In particolare Paola Benini temeva che l'anziano zio disponesse a favore della badante. L'aggressione nella villetta di Cesenatico risale al 15 ottobre 2017, l'87enne Alfredo Benini non si è mai ripreso ed è morto in conseguenza delle lesioni il 13 maggio 2018.

La requisitoria del pm: 25 anni per la nipote

"Assoluzione per non aver commesso il fatto", questa la richiesta dell'avvocato Pisciotti, come richieste subordinate la "riqualificazione giuridica del fatto in omicidio preterintenzionale, o in termini di lesioni, non sussistendo un nesso causale con la morte dell'anziano".

Arringa fiume della difesa: "Paola Benini è innocente".

Venerdì mattina hanno replicato il pm Sara Posa e gli avvocati delle parti civili, Raffaele Pacifico e Simona Arrigoni. In particolare quest'ultima ha sottolineato come "la testimonianza della vittima", resa dopo la brutale aggressione "non può costituire prova a discarico in quanto l'anziano non ha visto in faccia i suoi aggressori e quindi non li ha riconosciuti".

Poi è toccato all'avvocato Francesco Pisciotti, difensore dell'imputata, contro-replicare. Pisciotti ha sottolineato la carenza di indizi di colpevolezza: "Si tratta piuttosto di ipotesi, suggestioni, supposizioni, illazioni. Perché il pm non ha preso in considerazione la testimonianza di Alfredo Benini? Perché non era lucido? E' falso in quanto diversi medici certificano come fosse lucido e collaborativo".
Dopo il cruento fatto l'87enne raccontò di essere stato aggredito da 2-3 persone, dichiarazioni che secondo il pm Sara Posa "non hanno valenza probatoria in quanto Benini non era nelle condizioni psico-fische idonne per testimoniare". La corte ha emesso la sentenza di primo grado, ritenendo Paola Benini colpevole dell'omicidio dello zio.

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