Centinaia di imprese chiedono di restare aperte: la prefettura sospende le prime 184 per "attività non essenziale"

Accanto a tantissime società che hanno optato per la chiusura, altre hanno ritenuto la propria attività inserita in filiere produttive essenziali e meritevoli quindi di non dover bloccare la produzione

Un lavoro di vaglio di centinaia di istanze in pochi giorni, con circa il 40% di esse che sono sfociate nella sospensione dell'attività. La Prefettura di Forlì-Cesena ha elaborato in tempi record numerose istanze giunte negli uffici via pec per poter mantenere attive le produzioni, richieste inoltrate la scorsa settimana da tante aziende del territorio in base all'ultimo decreto del governo che ha imposto restrizioni anche alle attività produttive e lavorative non essenziali. Accanto a tantissime società che hanno optato per la chiusura, altre hanno ritenuto la propria attività inserita in filiere produttive essenziali e meritevoli quindi di non dover bloccare la produzione, per contenere il contagio del Coronavirus sul posto di lavoro. Le domande pervenute sono state 1.058. 

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Di queste 1058 47 sono state giudicate inammissibili per competenza territoriale e altre 289 subito scartate in quanto rientranti in attività produttive già consentite dallo stesso decreto governativo e quindi non necessitanti del vaglio della prefettura. Di quelle rimaste questi sono i numeri forniti dalla Prefettura: 302 possono restare aperte e attive, 184 sono quelle a cui è stata comunicata la sospensione e 236 sono le comunicazioni ancora da valutare. Alcune aziende hanno ottenuto un “via libera” ma limitatamente alle attività considerate essenziali. Infine tra i 12 impianti a ciclo continuo, 9 sono quelli sospesi, autorizzate le 2 domande per le industrie della difesa dell'aerospazio. “Se un'azienda ha più codice Ateco può proseguire la propria attività per i codici concessi e non per gli altri”, precisa il prefetto Antonio Corona. Che infine avverte: “Per i casi di non sospensione, andremo a fare verifiche”.

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