La battaglia di Salvini contro i cannabis store, il colosso del settore: "Noi rispettiamo le regole"

Riccardo Ricci, fondatore di Cbweed, oltre 50 negozi in Italia: "La direttiva Salvini mette a rischio 10mila posti di lavoro"

Il vicepremier Matteo Salvini ha messo in piedi una "guerra" contro i negozi che vendono prodotti a base di marijuana, con tanto di direttiva che prevede controlli più severi e approfonditi in merito alla commercializzazione della canapa. Nel documento del Viminale si legge che "dovrà essere innanzitutto disposta una puntuale ricognizione di tutti gli esercizi e le rivendite presenti sul territorio, in condivisione con le Amministrazioni comunali ed attraverso il concorso dei rispettivi Comandi di Polizia locale e degli Sportelli deputati al rilascio delle necessarie autorizzazioni amministrative". Un business, quello dei cannabis store, che non fa certo eccezione nel cesenate dove sono presenti 10 punti vendita: 7 a Cesena, 2 a Cesenatico e 1 a Savignano. Lo scorso dicembre finirono nel mirino 17 negozi tra Forlì e il cesenate.

Riccardo Ricci, 30enne fondatore di Cbweed, colosso forlivese della cannabis light non nasconde la sua preoccupazione: "Invito il ministro Salvini a venire qui a Forlì, per vedere come lavoriamo, per vedere che non siamo spacciatori. Rispettiamo le regole, vorrei portarlo nelle nostre coltivazioni, nelle serre per vedere quante persone lavorano. E infine  porterei il ministro nel nostro negozio, e in tutti i negozi con cui collaboriamo e commercializziamo i prodotti artigianali alla canapa: birra, piadina, pasta, biscotti.."

Cbweed, di cui Ricci è fondatore, conta più di 50 negozi in franchising in tutta Italia: "Solo nell'azienda di Forlì siamo 18, in totale diamo lavoro a un centinaio di persone nei vari store in giro per l'Italia". Ricci chiarisce la normativa sulla cannabis light: "A livello di normativa europea è commercializzabile sotto la soglia dello 0,6% di principio attivo. Da una legge italiana del '90 è considerata con effetto stupefacente se supera lo 0,5%. Tutti i nostri prodotti sono al di sotto di questo limite".

"Non c'è un espresso divieto da parte della legge, ma noi non vendiamo i nostri prodotti ai minorenni - spiega Ricci, che aggiunge - i giovani da noi neanche vengono, perché non trovano lo 'sballo'. Il nostro è prevalentemente un pubblico di 30enni". "I miei dipendenti sono molto preoccupati - stamattina li ho chiamati tutti e ho cercato di tranquillizzarli. I nostri prodotti messi in commercio non hanno mai superato i limiti di legge. Abbiamo in programma di aprire uno store a Tallin, in Estonia". "Bisogna considerare - conclude l'imprenditore - che questo è un settore che dà lavoro a circa 10mila giovani".

La direttiva Salvini

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Nei controlli, spiega la direttiva del Viminale, "una cura particolare dovrà riguardare la verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza, richieste dalla legge per poter operare. Un altro aspetto da prendere in esame è la localizzazione degli esercizi, con riferimento alla presenza nelle vicinanze di luoghi sensibili quanto al rischio di consumo delle sostanze, come le scuole, gli ospedali, i centri sportivi, i parchi giochi, e, più in generale, i luoghi affollati e di maggiore aggregazione, soprattutto giovanile". I risultati dei controlli dovranno poi essere sottoposti alle valutazioni del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza, "al fine di declinare un programma straordinario di prevenzione di eventuali comportamenti vietati da parte degli operatori commerciali, specialmente se diretti verso la categoria più vulnerabile degli adolescenti. In tal senso, le SS.LL. dovranno in primis ricomprendere le aree interessate tra quelle da sottoporre ad attenzione all’interno dei Piani di controllo coordinato del territorio, definendo con gli enti locali intese collaborative ad hoc per un organico coinvolgimento delle polizie locali nelle relative attività".

La canapa terapeutica

Secondo i dati del ministero della Salute, la cannabis terapeutica importata dall’Olanda in Italia è aumentata del 50% negli ultimi anni. Soddisfare il consumo dei pazienti italiani con cannabis di sola produzione nazionale, per la Coldiretti, potrebbe generare un indotto di oltre 10mila posti di lavoro e dal valore record di 1,4 miliardi di euro. Il problema sono i lacci e lacciuoli burocratici. La legge 242 del 2016 (entrata effettivamente in vigore quest'anno) ha consentito la produzione e commercializzazione della cannabis light, che non deve superare lo 0,2% di principio attivo, il Thc, quello che determina gli effetti psicotropi, in parole povere “lo sballo”. Tale limite viene alzato per i soli agricoltori, che possono coltivare un prodotto che non superi lo 0,6% di Thc prima di incorrere nel sequestro e distruzione del raccolto da parte delle forze dell’ordine. La legislazione nazionale si è dovuta "piegare" per venire incontro alle imprescindibili regole della botanica: non è infatti possibile per l’agricoltore controllare un tasso di principio attivo così basso nella pianta, le cui infiorescenze possono superare il limite dello 0,2% per cause non imputabili a chi coltiva.  Con una circolare, il ministro degli Interni Matteo Salvini ha informato le forze dell’ordine che tale limite innalzato allo 0,6% non va applicato agli smartshop e negozi che mettono in commercio il prodotto finale. In tanti hanno letto la precisazione del leader leghista come una chiusura a una normativa più permissiva in Italia.
 

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