La ludopatia non evita la condanna, sette anni e nove mesi per Vannini

Condannato l'ex broker di San Piero in Bagno, accusato di aver dilapidato al Casinò di Venezia 9 milioni di euro dei clienti

Lunedì 16 dicembre è stato il giorno della sentenza, che mette la parola fine (almeno in primo grado) ad una vicenda per certi versi paradossale. Silvio Vannini, 65 anni, ex broker finanziario di San Piero in Bagno, è stato condannato a sette anni e nove mesi di carcere. La colpa di Vannini è ormai nota, quella di aver dilapidato al Casinò di Venezia circa 9 milioni di euro che clienti e amici gli avevano consegnato, allettati dalla sua fama di 'mago' della finanza.

Vannini sarà chiamato a risarcire le parti civili, molte delle quali in solido con Banca Consulia, il responsabile civile. "Aspettiamo le motivazioni della sentenza - dichiara l'avvocato Giordano Anconelli - la sentenza ha stabilito il non doversi procedere per i reati di truffa commessi prima del 2012, in quanto prescritti. Ricorreremo in appello".

In tribunale a Forlì Il pubblico ministero Massimo Maggiori all'esito della sua requisitoria aveva chiesto sei anni di reclusione e 9mila euro di multa. L'avvocato Giordano Anconelli, che difende Vannini, aveva invece chiesto l'assoluzione per incapacità di intendere e di volere, ribadendo a più riprese, anche col supporto di esperti, la grave forma di ludopatia del 65enne.

Vannini in aula: "In una serata persi 70mila euro"

Il processo

Qualche settimana fa Vannini aveva ricostruito in aula, in quasi tre ore, proprio il dramma della ludopatia raccontando di essersi giocato fino a 70mila euro in una sola serata. In un procedimento collaterale l'ex broker aveva rimediato una condanna per frode fiscale. Un anno e sei mesi (con sospensione della pena) la condanna inflitta dal giudice. La colpa non aver dichiarato al fisco le ingenti somme che gli venivano consegnate dai clienti, quei soldi che poi dilapidava al Casinò di Venezia.

Vannini in tribunale aveva ripercorso la sua storia col gioco d'azzardo, iniziata nel 2007 quando entrò per la prima volta nel Casinò veneziano. Da lì l'abisso, in particolare il 65enne ha parlato del suo rapporto malato con le slot machine, che lo tenevano incollato anche sette ore di fila. Una difesa quella dell'avvocato Giordano Anconelli che è stata sempre improntata a dimostrare  "un impulso incontrollabile di Vannini, incapace di resistere alla sua dipendenza, basti pensare ai 150 accessi in un anno al casinò di Venezia".

L'ex broker condannato per frode fiscale

I fatti

Vannini era considerato un "mago" della Finanza ed era molto abile a farsi consegnare il denaro anche dai parenti, tra i truffati ad esempio è emerso ci fosse anche il fidanzato di sua figlia. I soldi venivano consegnati in contanti o con assegni da intestare a una finanziaria (diceva lui) ma in realtà era la società che gestisce il casinò di Venezia. La tesi difensiva ha chiamato in causa più volte il casinò di Venezia, che non avrebbe fermato in alcun modo le folli giocate di Vannini.

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Una storia che ha dell'incredibile, e prende avvio il 15 marzo 2015 quando Vannini si presenta alle Fiamme Gialle di Forlì vuotando il sacco, prima di costituirsi un sms ai clienti che li informava di aver dilapidato i loro risparmi al Casinò di Venezia. Poi l'ex broker si è fatto ricoverare in una struttura protetta per stare lontano dal vizio del gioco. In passato ha fatto molto scalpore uno spot per un evento di beneficienza in cui il broker compariva ballando e cantando. "Ero drogato di successo – ha dichiarato in passato il broker finanziario -  E quando sui 50 anni ho sentito che non reggevo più la competizione con i 30enni ho cercato qualcosa di altrettanto folle: il gioco".

Processo Vannini, in aula sfilano i truffati

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