Blocco dei Tir, dalle ordinanze delle Prefetture una mappa assurda della viabilità in Romagna

Fino a quando il sole splendente di mercoledì mattina non ha fatto sciogliere tutte le ordinanze in un “via libera per tutti”, vigeva un'arlecchinata

L'emergenza neve e gelo non è finita ma già si può tracciare un primo bilancio, permesso dal giorno di “grazia” che il meteo concede alla Romagna prima che il Generale Inverno torni a scatenarsi con nevicate, gelo e temperature rigide. E nel mirino ci sono le ordinanze delle Prefetture di blocco generalizzato del trasporto merci con mezzi pesanti superiori ai 75 quintali su tutta la rete stradale, sia quella ordinaria che quella autostradale e l'E45

Il blocco, imposto da tutte le prefetture dell'Emilia-Romagna e quindi dalle tre prefetture romagnole (Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini) è finito sotto il fuoco incrociato di tutte le sigle dell'autotrasporto, che hanno lamentato notevoli disagi tanto di annunciare la volontà di trovare un modo per chiedere un risarcimento per i fermi non giustificati dalle effettive condizioni meteo. Alla riapertura di strade e autostrada ai Tir, nella notte tra martedì e mercoledì, le stesse sigle hanno definito quella passata una “non emergenza”, lamentando centinaia di mezzi fermi inutilmente, difficoltà di approvvigionamento specialmente per i carburanti e paventando anche un rischio di speculazione sui prezzi a causa dei mancati rifornimenti.

Il blocco totale delle merci su strade comunali, provinciali, statali, sull'E45 e sull'autostrada A14 è partito domenica sera alle 22, unendosi così al normale fermo domenicale delle merci. Eppure il lunedì mattina strade e autostrade erano completamente sgombre a Forlì, mentre a Cesena c'è stata una nevicata di pochi centimetri, risolta in poche ore. Lunedì sera, a distanza di 24 ore dal blocco (quindi un'intera giornata priva di emergenza) è arrivata la vera emergenza che si è protratta nella giornata di martedì ma solo fino alla mattina, mentre nel pomeriggio già si poteva circolare su tutti i principali assi della pianura. Insomma, delle circa 48 ore di blocco, solo un terzo si possono definire di vera emergenza, ancora meno se si prende in considerazione la città di Forlì. I blocchi hanno assorbito nelle due città diverse decine di pattuglie di tutte le forze dell'ordine per filtraggi che spesso sono risultati assurdi e gli incolonnamenti sono stati anche causati da camionisti che protestavano per l'insensatezza del blocco.

Il rebus geografico

A tutti questo si è sommato il mancato coordinamento tra Prefetture vicine, a tal punto da disegnare dei blocchi ai Tir a macchia di leopardo, ancora più insensati, con possibilità di entrare in alcune province, ma non di circolare una volta valicato il confine provinciale di pertinenza di un'altra prefettura. I comunicati stampa di martedì sera delle prefetture di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena hanno tracciato una vera e propria mappa delle assurdità e del fallito coordinamento. Ad aprire le danze, alle 20.20 di martedì sera è stata la Prefettura di Ravenna con una nota che ha annunciato la riapertura di tutte le strade della provincia di Ravenna ad eccezione dell'A14 da Faenza verso sud (quindi Forlì, Cesena e Rimini irraggiungibili in A14 da nord per i mezzi pesanti) e dell'Adriatica da Classe verso sud (quindi con l'impossibilità di transitare verso Cervia, Cesenatico e Rimini).

Tuttavia dal divieto ravennate non era contemplata la Ravegnana, la via Emilia da Faenza a Forlì e l'E45, così rendendo possibile, paradossalmente, la possibilità di procedere verso sud sulle strade statali sebbene, al confine con la provincia di Forlì (Cosina sulla via Emilia, Coccolia sulla Ravegnana ed infine Casemurate sull'E45) i Tir sopra i 75 quintali in teoria si sarebbero dovuti fermare nel nulla. La Prefettura di Ravenna, nel suo provvedimento, cita anche la decisione della vicina Bologna di impedire il traffico sull'A14 verso sud fin da San Lazzaro di Savena, lasciando quindiil dubbio da dove provengano i mezzi che pure fino a Faenza sull'A14 avrebbero potuto circolare (ma solo in provincia di Ravenna),

Mezzora dopo, alle 20.50 è la Prefettura di Rimini ad inserire un altro tassello al puzzle dell'assurdo. Nella comunicazione di Rimini, invece, si confermavano tutti i blocchi sulla viabilità ordinaria, ma si è reso possibile entrare in A14 nella sola direzione nord, da tutti i caselli autostradali e quindi da Cattolica in su. Con una doppia assurdità: i camion entrati regolarmente nei caselli della provincia di Rimini e diretti a nord, una volta entrati in provincia di Forlì-Cesena erano inibiti a transitare, per effetto del divieto generalizzato disposto sull'A14 dalla Prefettura di Forlì-Cesena. Insomma, si entra ma non si esce. Solo intorno alla mezzanotte la Prefettura di Forlì-Cesena è intervenuta, con una nota senza carta intestata e senza firma, e ha dipanato il dubbio, rendendo possibile il transito in tutte le strade ordinarie e nell'autostrada A14 ma solo in corsia nord. Permanevano invece i divieti sull'Adriatica e sulla via Emilia solo ai confini sud verso Rimini.

Fino a quando il sole splendente di mercoledì mattina non ha fatto sciogliere tutte le ordinanze in un “via libera per tutti”, vigeva un'arlecchinata. In sostanza, percorrendo l'A14 da Bologna a Rimini, verso sud, si poteva arrivare fino a Faenza per poi essere costretti ad uscire. In senso di marcia opposto, invece, da Cattolica si poteva andare spediti fino a Bologna senza incorrere in un blocco. Resta quindi da capire quale intensa nevicata tra Faenza e Cattolica (circa 80 km) poteva interessare una carreggiata autostradale che non potesse riguardare la carreggiata accanto. Tuttavia il traffico pesante da Faenza avrebbe potuto prendere la via Emilia e percorrerla tutta, con i rischi sicuramente maggiori rispetto all'A14, dato il fondo stradale e i numerosi centri abitati attraversati, fino a Santarcangelo. Insomma, un vero rebus geografico.

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