Oltre 200 esposti, il Comune lo denunciò per stalking: Castiglia vince in tribunale

Graziano Castiglia ha vinto la sua battaglia contro il Comune di Cesena. La sua vicenda rasenta l'assurdo ed è partita circa quattro anni fa

Graziano Castiglia ha vinto la sua battaglia contro il Comune di Cesena. La sua vicenda rasenta l'assurdo ed è partita circa quattro anni fa, quando il Comune in quanto istituzione - e non un singolo dipendente o assessore - decise di sporgere querela di lui per stalking e molestie. Castiglia, cittadino molto attivo, era assiduamente presente in municipio per presentare richieste di accesso agli atti, esposti, interrogazioni. Spesso il materiale raccolto veniva riversato in proteste pubbliche. Una “cittadinanza attiva” che il Comune qualificò in sostanza come eccessiva, al limite della paralisi degli uffici. Oggi arriva il primo punto fermo, con l'assoluzione con formula piena.

La Lega: “Castiglia modello di civismo”

Esulta la Lega, partito per la quale Castiglia ha operato come esperto in Consiglio comunale da non iscritto. Così Antonella Celletti e Fabio Biguzzi: “Esprimiamo la nostra soddisfazione per la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste a favore dell’amico e concittadino Graziano Castiglia, denunciato per stalking dal Comune di Cesena e, quindi, dal sindaco Paolo Lucchi. Questa sentenza dimostra la correttezza dell’operato di Castiglia, un cittadino modello che ha fatto della partecipazione attiva una scelta di vita, mostrando a tutti cosa significhino veramente il civismo e l’impegno sociale. L’auspicio è che la Giunta Lucchi, ormai uscente, voglia fare ammenda per il braccio di ferro che ha voluto portare avanti, scusandosi con Castiglia per il lungo calvario giudiziario e psicologico che ha dovuto subire. La speranza che è che questa vicenda, che non avrebbe mai dovuto iniziare e che è già costata risorse ai contribuenti, si chiuda qui”.

Le accuse: “Paralisi degli uffici con oltre 200 esposti”

Graziano Castiglia era accusato di stalking e molestie, fin dal luglio del 2015. Nel processo il Comune di Cesena, patrocinato dall’avvocato Giorgio Fabbri, si era costituito parte civile. Per il Comune si trattava di un’azione legale intrapresa a tutela dell’immagine dell’intera Amministrazione e del buon funzionamento degli uffici comunali, “messo a dura prova dal comportamento del signor Castiglia”, spiegò all'epoca, ripercorrendo oltre 10 anni di quello che veniva definito un “pesante intralcio alle attività dei dipendenti e amministratori del Comune”.

Castiglia aveva prodotto qualcosa come oltre 200 fra  denunce ed esposti nei confronti del Comune, indirizzati di volta in volta alla Magistratura, alla Regione Emilia Romagna, alla Corte dei Conti, al Tar, all’Autorità nazionale anti-corruzione, al Corpo Forestale dello Stato, alla Presidenza della Repubblica, al Consiglio di Stato, alla Corte Costituzionale, alla Guardia di Finanza. Ma questa mole di esposti, a detta del Comune, non hanno mai trovato ascolto nelle sedi competenti. Il Comune aveva proposto di rimettere la querela a patto che cessasse questo comportamento, ma Castiglia, difeso dagli avvocati Isabella Castagnoli e Antonio Baldacci, ha rifiutato e ha preferito affrontare il processo, che mercoledì mattina, davanti al Tribunale di Forlì (giudice Floriana Lisena), lo ha visto vincitore. Il pm aveva chiesto 10 mesi di reclusione e il Comune, come parte civile, 100mila euro di risarcimento.

Il Comune: “Convinti della nostra scelta di denunciarlo”

Con una sua nota il Comune di Cesena ribadisce le motivazioni che portarono alla denuncia: “L’iniziativa aveva preso le mosse dal profondo disagio e dal pesante intralcio nello svolgimento delle loro attività che dipendenti e amministratori del Comune di Cesena erano stati costretti a subire fin dal 2004, a causa delle ripetute azioni messe in atto da Castiglia in maniera progressiva ed incalzante. Azioni che andavano ben al di là delle ordinarie prerogative di informazione, accesso agli atti, trasparenza, interlocuzione che ogni cittadino può legittimamente vantare nei confronti della Pubblica Amministrazione. Autoinvestitosi del ruolo di “censore”, infatti, in oltre 13 anni il signor Castiglia si è recato quasi ogni giorno nel Palazzo Comunale, introducendosi in vari uffici comunali, anche non aperti al pubblico, e rivolgendo ai funzionari richieste dei generi più disparati: informazioni, documenti, ricerche d’archivio, ma anche richieste di sopralluoghi, ecc”.

Ed ancora: “A confortarci nella decisione di intentare querela c’era anche il fatto che nel corso degli anni tutte le istanze presentate da Castiglia erano state archiviate dai molti Pm incaricati dell’istruttoria, anche dopo gli opportuni approfondimenti di merito. E lo stesso esito hanno avuto gli esposti indirizzati di volta in volta alla Regione Emilia-Romagna; alla Corte dei Conti; al Tar, all’Autorità nazionale anti corruzione (in particolare all’attenzione del Dott. Raffaele Cantone); al Corpo Forestale dello Stato; alla Presidenza della Repubblica; al Consiglio di Stato; alla Corte Costituzionale; alla Guardia di Finanza. Di queste 218 istanze (in tutto due faldoni per complessive 1400 pagine) nessuna ha trovato ascolto nelle sedi competenti”.

Ed infine: “Arriviamo così alla sentenza di oggi, che ha assolto il sig. Castiglia. Decisione che, ovviamente, rispettiamo. Rimaniamo tuttavia convinti della fondatezza dell’iniziativa intrapresa (posizione peraltro confermata dal fatto che la stessa Procura avesse chiesto il rinvio a giudizio), e di avere agito nell’interesse della nostra comunità e a tutela della necessaria trasparenza delle procedure amministrative. Ribadiamo che, se ci fosse stata riconosciuta la richiesta di risarcimento che avevamo avanzato, costituendo il Comune quale parte civile, quel danaro sarebbe stato utilizzato per finanziare il fondo per le famiglie bisognose della città”.

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