Una 'gincana' per entrare nella sala scommesse: "Legge pazzesca, l'alternativa è chiudere"

La storica agenzia si trovava a 370 metri da un luogo sensibile, il titolare ha aguzzato l'ingegno per rientrare nei parametri della legge regionale anti-ludopatia

E' una domenica come tante nella sala scommesse, sono fermi i campionati ma ci sono le nazionali e tanti altri eventi sportivi a intrattenere gli scommettitori assiepati sotto i tanti monitor. Siamo nell'agenzia di via del Mare, nel quartiere Fiorita, a poche centinaia di metri dallo stadio Manuzzi. Una sala storica a Cesena, come spiega il titolare Daniele Ferrini, 72 anni, decano del settore: "L'agenzia è aperta dal 1984". La particolarità non è dentro la sala ma fuori, prima dell'ingresso, con il titolare che si è visto costretto a pensare e costruire un percorso delimitato da una rete metallica di oltre 130 metri che guida i giocatori verso l'entrata. La ragione di questo 'escamotage' è rientrare nei parametri della nuova legge regionale anti-ludopatia.

"E' una legge pazzesca - esordisce senza mezzi termini Ferrini - l'alternativa era chiudere. Non ritengo di essere furbo, e penso in questo modo di rispettare la normativa. Mi è stata contestata la presenza, come luogo sensibile,  della chiesa di San Pietro Apostolo a 370 metri di distanza dalla sala. La legge richiede una distanza di almeno 500 metri, che ora è rispettata". Ferrini già in passato aveva attaccato duramente la legge regionale.

Lungi da chi scrive l'intenzione di criminalizzare il gioco, che esercitato con buonsenso può essere un passatempo come un altro. Ma questa 'gincana' un po' incuriosisce, soprattutto quando si percorre per la prima volta, e qualche giocatore resta spiazzato, probabilmente ignaro della nuova normativa. Nonostante le frecce siano molto chiare qualcuno si 'perde' ma va detto che gli scommettitori sono dalla parte del titolare: "Non è così che si combatte la ludopatia - spiega un giocatore - si vuole tenere lontano il gioco d'azzardo dai giovani? Ormai ci sono mille modi per giocare, anche online, mi sembra un provvedimento ipocrita".

Ma cosa prevede la tanto chiacchierata legge? Semplicemente che le molte attività in cui si può giocare d'azzardo, locali che ospitano sale bingo, sale scommesse, slot-machine, vlt ecc, devono essere ad almeno 500 metri di distanza da luoghi ritenuti sensibili, in primis scuole, chiese, impianti sportivi, luoghi di aggregazione giovanile e oratori. Una distanza di sicurezza insomma, che vuole prevenire il fatto che soprattutto i più giovani incappino in un vizio che può diventare una malattia.

Ora il titolare della sala è in attesa che gli uffici competenti del Comune diano o meno l'ok a questa operazione: "Il 12 agosto mi è stato notificato il provvedimento di chiusura - ho impugnato e ho fatto queste modifiche, ho presentato tutta la documentazione al Comune e sono fiducioso. Del resto mi pare che anche la sala bingo dell'Ippodromo abbia fatto o stia facendo una cosa simile".

In effetti l'ingresso di via Ambrosini lascia il posto ad un'altra entrata che 'costringe' ad un percorso più lungo, aumentando, per la sala bingo adiacente all'Ippodromo, la distanza dai luoghi sensibili. Sollecitata dal consigliere comunale pentastellato Claudio Capponcini, l'assessore all'urbanistica del Comune Cristina Mazzoni ha ribadito la legittimità della situazione e il rispetto formale della normativa.

Secondo quanto riportano i siti specializzati nel settore, l’ufficio Attività economiche del Comune  ha avviato procedimenti nei confronti di 14 attività che al loro interno presentano apparecchi slot machine e vlt e di sale gioco, non risultate in regola, secondo la legge regionale anti-ludopatia.

agenzia 2-2

Per 42 pubblici esercizi, 24 tabaccherie e 11 circoli, sono scattate limitazioni agli apparecchi da gioco, con il divieto di nuove installazioni o di rinnovo per ciò che riguarda i contratti in scadenza. Non sono pochi in ogni caso i gestori delle attività a rischio, secondo la disposizione regionale, che in alternativa alla chiusura o all’addio definitivo alle apparecchiature slot e vlt incriminate hanno battuto metro per metro la città andando alla ricerca di aree accessibili a questo tipo di attività dove potersi trasferire.

Insomma, c'è chi prende baracca e burattini e si sposta in un'altra posizione, e chi ha aguzzato l'ingegno, dimostrando una certa capacità di arrangiarsi propria dei cesenati. "Chiudere l'agenzia sarebbe un dramma, significherebbe mandare a casa cinque lavoratori, togliere al quartiere un luogo di ritrovo 'pulito', non abbiamo mai avuto nessun tipo di problema nella nostra agenzia". "Ci sentiamo cittadini di serie b - conclude Ferrini - perché queste regole sono state imposte solo in alcune Regioni come Emilia Romagna, Puglia e Veneto".

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